giovedì 22 settembre 2016

Downton Abbey

Non ho ancora scritto in questo mio modesto angolo qualcosa riguardo alle serie tv, è tempo di arricchirlo di nuovi spunti. Comincio col dire che nell'ultimo ventennio le serie tv americane sono diventate un vero business per chi le produce. Fece da apripista E. R., che andò in onda per 15 stagioni e fu il vero record credo mai superato, scritto da una "penna" sopraffina come può essere Michael Crichton. L'elenco di successi sarebbe lunghissimo e magari vi dedicherò un post a parte. Voglio cominciare con una serie di grande successo, durata sei stagioni, che chiunque ami il mondo patinato ed elegante inglese non può perdere. 
Downton Abbey ha tutti gli ingredienti giusti per catturare il pubblico, a cominciare dal luogo in cui è stato girato, lo splendido Highclere Castle. Situato nello Hampshire, il castello è il prodotto di numerosi interventi sull'antica sede georgiana costruita nel XVIII secolo poi rimaneggiata e completata dal parco nel quale è immersa. Gli interni, perfettamente conservati e tutt'ora abitati dagli attuali proprietari, sono anche sede di un museo egizio dal 1922, dopo essere stato ospedale di guerra.
La tenuta di Highclere Castle
Questo dettaglio colpisce non poco: uno dei proprietari del castello è stato Lord Carnarvon, il celebre scopritore della tomba e del tesoro di Tutankhamon. Bene, in questo ambiente si intrecciano le vicende della famiglia Crowley, i proprietari di Downton Abbey, con quelle di numerosi personaggi che gravitano attorno alle loro storie. Probabilmente quello che mi piace in modo particolare è che i piani del racconto sono due, perfettamente separati dai piani in cui la casa è divisa. C'è l'intreccio dei signori, che vivono ai piani alti e quello della servitù, che anima le cucine e i piani inferiori, oltre che le soffitte. La dimora è come un organismo vivente in cui tutto si anima, e lo stesso Lord Grantham non manca di dire che i Crowley non sono che "i custodi" di Downton. 
La storia si colloca nel momento in cui il mondo della nobiltà di antica casata, ancora tutta impegnata a conservare e perpetrare patrimoni e privilegi, si scontra inesorabilmente con un evento tragico come
Elisabeth McGovern è Cora Crowley, contessa di Grantham
la Grande Guerra e non solo: il progresso avanza, la società si trasforma, tutti gli antichi valori di questa nobiltà sembrano progressivamente perdere di importanza, inabissarsi come il Titanic, il cui affondamento apre la serie. Per quanto Lord Grantham si sforzi con ogni mezzo di far fronte al nuovo che avanza, la realtà lo costringe ad adeguarsi di volta in volta a situazioni nuove. 
Da questa storia si imparano, o se ne consolida la conoscenza, alcuni aspetti della società inglese che vanno dall'eredità dei beni all'atteggiamento che l'alta società ebbe verso le nuove istanze sociali che la storia impone. Come ci hanno insegnato i tanti romanzi della Austen e delle Bronte, le figlie femmine non ereditano nulla e devono sottoporsi alla volontà e disponibilità dell'erede, che può essere anche un lontano cugino mai incontrato prima. Tutto assomiglia a una "lotta per la sopravvivenza", mentre di tanto in tanto qualcuno si abbandona ai ricordi del tempo in cui la nobiltà godeva di privilegi indiscussi. 
Il cameriere Barrow
Ai piani inferiori, nel seminterrato, fra le cucine, le stanze in cui viene riposta l'argenteria, le stanze riservate ai vertici della servitù, si muove tutto un mondo pullulante di cameriere, sguattere, camerieri personali dei signori e quelli destinati al servizio a tavola. Su tutti governano il maggiordomo e la governante, sovraintendenti a un mondo che senza di essi imploderebbe. Il rapporto fra i padroni e la servitù è di rispetto reciproco, la servitù è dedita totalmente al proprio lavoro, ma l'intreccio si arricchisce di eventi riguardanti il loro privato, il desiderio di mettere in piedi una famiglia, di migliorare il proprio status. I "buoni" sono sottoposti ai capricci del destino, il rischio-feuilleton è in agguato ma la sceneggiatura è di ottima fattura e la storia non scade mai nel banale. Anche quando mette in fila gli atti poco virtuosi di questa servitù, di
coloro che ritengono necessario danneggiare per conservare o consolidare la propria posizione. 
Il cast è eccellente. Si rimane stregati dallo sguardo di Elisabeth McGovern (chi non la ricorda nella celebre scena del treno in C'era una volta in America?), così come da Rob James Collier, perfetto nel ruolo di Barrow, ma su tutti, troneggia indiscussa la straordinaria Maggie Smith nel ruolo di Violet Crawley, Contessa Madre di Grantham. Dialoghi eccellenti, costumi incantevoli, grande rigore in ogni dettaglio, per una produzione che resterà negli annali dei serial migliori. 
 Chi ha visto Downton Abbey o ha cominciato a vederlo?  

18 commenti:

  1. Non sono riuscito ad appassionarmi a questa serie, ho visto un paio di puntate poi mi è venuta a noia, forse perché mi ci sono avvicinato con aspettative particolari. Immaginavo una serie che in qualche modo evocasse "Quel che resta del giorno", il bellissimo film di James Ivory e interpretato dal meraviglioso Anthony Hopkins. Mi pare di capire che a te, invece, sia piaciuta molto.

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    1. Anch'io ho ripensato a quel bellissimo film guardando le prime puntate. Avresti dovuto resistere e aspettare, il meglio arriva da metà della prima serie.

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  2. Non l'ho mai visto ma mi ispira da molto, perchè gli argomenti trattati si sposano - sulla carta - perfettamente con i miei gusti. Il tuo parere positivo mi ha attirata ancora di più, devo dire. Nell'attesa di decidermi se vederlo o meno, devo leggere Belgravia, dell'autore che, da quel che ho capito, è stato lo sceneggiatore di Downtown (o ne ha scritto la sceneggiatura in seguito, non soxD).

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    1. So che l'ideatore è Julian Fellowes, ma poi come accade sempre con le serie, ogni puntata o più puntate vengono scritte da autori diversi che ne curano la "scaletta" e i dialoghi.

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  3. Non ho perso una puntata, e non mi perderò nemmeno la prossima stagione :D
    @MassimilianoRiccardi ho visto anche quel che resta del giorno; gran bel film!

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    1. Vero Marina. Hopkins è una garanzia.

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    2. Marina, è finito alla sesta stagione. So che dovrebbe esserci un film ma la produzione non ha comunicato nulla di ufficiale.

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  4. E' stata una serie tv di grande carattere storico, ha saputo ricreare il mondo inglese con tutte le sue sfumature, paure e desideri. Un bel capolavoro che noi ci sogniamo!

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    1. Esattamente, ne ha mostrato anche gli aspetti meno noti.

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  5. Vedrò la serie (prima o poi, un mantra per me ormai!), che ha stregato molti, anche la mia mamma :D Mi è capitato di curiosarne alcune parti, ovviamente non so dire nulla a proposito della "storia", ma a livello di fotografia, atmosfere e ambientazioni pare notevole. Sul cast che altro dire! *_*
    Il tuo parere mi motiva ulteriormente ed è garanzia (anche perché son sempre 6 stagioni :O Normalmente rifuggo le lungaggini: vorrei serie da 2-3 stagioni XD).

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    1. Il punto è che più sono gradite dal pubblico più sono lunghe!
      Il senso del business nell'universo delle produzioni cinematografiche e televisive è sacrosanto.

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  6. Ah, ma allora ne avevi già scritto tu! :-) Mi ero persa per la strada questo post! Come ti scrivevo, io l'ho vista tutta quanta insieme, recuperandola a posteriori perché ne avevo sentito parlare molto bene. Mi è piaciuta da matti, specialmente le prime tre stagioni sono eccezionali; dopo arranca un po' su alcuni filoni secondari che qui non svelo, ovviamente. Ma la sceneggiatura è di primissimo livello e rende molto bene il senso di un mondo in trasformazione. Mi sono piaciute molte le invenzioni introdotte man mano nella casa, come il telefono, visto come una specie di anima in piena quando suona. L'altro aspetto ovviamente interessante sono questi due mondi - quello dei signori e quello dei domestici - che sono divisi come da un confine invisibile. Mentre però in "Gosford Park" c'era molto disprezzo e incomunicabilità, nascono anche delle amicizie e spesso c'è ammirazione reciproca. Maggie Smith nel ruolo di nonna Violet è esilarante ogni volta che apre bocca. Il maggiordomo Carson, poi, è il più snob di tutti! :-)

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    1. Concordo su tutto, in particolare sul bellissimo personaggio affidato alla mirabile Smith. Mi è capitato di ridere di gusto e non solo sorridere alle sue "uscite". Bellissima la scena in cui la consuocera americana (Shirley McLean, wow) canta avvicinandosi a Violet che si è appisolata e che si sveglia proprio quando l'altra sembra le stia cantando una serenata. La faccia di lei è... esilarante, ecco.
      Felice che ti sia piaciuta!

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    2. Me la ricordo quella scena, quanto ho riso. Alla scuola di recitazione dovrebbero far studiare le espressioni di Maggie Smith nelle minime sfumature! Un'altra battuta che ricordo è quando a una festa il figlio il conte Robert e suo genero Matthew sono costretti a improvvisare un buffet freddo e indossare uno smoking, il che non s'era mai fatto. Sua madre ordina da bere al figlio, poi dice: "Ah, scusa, Robert. Così vestito ti avevo scambiato per un gangster americano."

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  7. Naturalmente volevo scrivere "anima in pena", ma anche "anima in piena" non è affatto male. ;-)

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    1. Infatti è un'espressione talmente bella che me la rispenderò sicuramente.

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  8. Ho finito di vedere la sesta stagione giusto qualche settimana fa, e l'horror vacui si è subito impadronito di me. È vero, ogni tanto qualche piccola scivolata verso il feuilleton c'è, ma viene tutto ripagato dallo straordinario carisma del cast (quanto ho trovato brillante Elisabeth McGovern e il suo dolcissimo sorriso, e quanto ho amato, come sempre Maggie Smith). Inoltre la sottigliezza dell'ironia e dell'acume dell'arte inglese è qualcosa di davvero di impareggiabile.
    Mi chiedo come possa essere l'omonimo libro di Julian Fellow. Qualche tempo fa ho acquistato la sua ultima pubblicazione, Belgravia, ma non l'ho ancora iniziata a leggere.

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    1. Il cast è ottimo. Solo un'attrice ho trovato fuori ruolo per le fattezze del volto: la cameriera personale di Violet, Denker. Troppo "nobili" i suoi lineamenti.
      Per il resto, il solo sguardo della McGovern e Maggie Smith vale tutto il cast, pur eccellente.

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