domenica 20 settembre 2015

Autobiobibliografia di una lettrice

Partecipo volentieri al gioco lanciato da Ivano Landi qui, stilando la mia personalissima autobiobibliografia - un termine che parrebbe uno scioglilingua di quelli che adopero nei miei laboratori teatrali, e che sta a significare tutto ciò che  possiamo considerare "inchiostro del nostro inchiostro". 
Sono sincera: potrete scorrere qui sotto il mio personalissimo elenco, ma sono certissima che di questi cento titoli meno della metà hanno veramente scosso qualcosa dentro di me. Ho faticato non poco a compilarla. Mi sono rifatta a un ordine cronologico di lettura quanto più possibile realistico, dalle primissime letture da bambina, che mi fecero diventare avida lettrice, fino alla scoperta dei romanzi ottocenteschi, per andare alle letture di un'età più matura, quelle che scelsi per trovarvi ispirazione o aiuto nei momenti più difficili, quelle cui mi accostai per semplice curiosità e che si sono rivelate libri indimenticabili. 

lunedì 14 settembre 2015

La lezione del professor Keating



Un ricordo adolescenziale di tanti anni fa, 1989, il cinemino di un paese del sud, il film che mai si dimentica, che si rivede commuovendosi allo stesso modo ogni volta. Oggi, da insegnante, lo propongo puntualmente alle mie classi, come un modello di riferimento che riguardi uno degli aspetti fondamentali dell'essere insegnanti e alunni: la comunicazione. E assieme a questo aspetto fondamentale direi la motivazione, la scoperta di sé. Occorre il maestro che rompe gli schemi perché gli obiettivi si facciano più interessanti, è innegabile. Commentare questo straordinario film - che per altro vede il compianto Robin Williams nella sua prova migliore a mio parere - apre scenari infiniti quanto a osservazioni e interpretazioni. Invece mi soffermerò su uno dei momenti più belli del film, la lezione sul linguaggio della poesia. In una scala di preferenze, porrei questa sequenza esattamente dopo la celebre scena del "carpe diem".
Il testo in esame è "Comprendere la poesia", di Evans Pritchard.
Leggete questo interessante passaggio dal film: "Dobbiamo anzitutto conoscerne la metrica, la rima e le figure retoriche, e poi porci due domande: uno, con quanta efficacia sia stato reso il fine poetico, due quanto sia importante tale fine. La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia diventa una questione relativamente semplice. (Keating si appresta a disegnare degli assi cartesiani sulla lavagna) Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico, e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza. Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in orizzontale. Un sonetto di Shakespeare d’altro canto avrà valori molto alti in orizzontale e in verticale, con un’imponente area totale che di conseguenza ne rivela l’autentica grandezza. Procedendo nella lettura di questo libro, esercitatevi in tale metodo di valutazione, accrescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà il vostro godimento e la comprensione della poesia”. (Keating comincia il suo "attacco" alle fantomatiche teorie)

venerdì 4 settembre 2015

L'ora del tè: Jane Austen e Virginia Woolf

Chi almeno una volta non abbia sentito il fascino del mondo inglese fra Ottocento e Novecento alzi la mano. Uhm, credo siano davvero in pochi. Personalmente tutto ciò che termina in "shire" mi attrae da sempre, così come le brume che si levano dal Tamigi in una Londra del passato e le abitazioni, ville o cottage che siano, di questo paese che chiamiamo Inghilterra ma che comprende un insieme di terre, colori, lingue, latitudini. 
Non ci sono mai stata (!), non ancora, ma ho "vissuto" questo mondo nei tanti romanzi che ho letto, i classici delle Bronte, la Austen, Dickens, Henry James, Defoe, Fielding e tanti altri, nutrendomi a ogni pagina di atmosfere di epoche lontane e diverse, lasciandomene catturare e direi avvincere. Credo che ogni buon lettore non possa né debba perdersi quello straordinario repertorio. Poi nel Novecento esplode l'intelligenza originale di Virginia Woolf, e con lei si riesce a fare una sorta di "resoconto" sul pregresso, perché Virginia è scrittrice assai colta e conosce molto bene la propria letteratura. Tempo fa mi sono divertita a immaginare alcuni dialoghi fra personalità della letteratura, del teatro, dell'arte vissuti in epoche diverse, una sorta di incontri impossibili basati sulle norme della cortesia, nei quali queste straordinarie menti si raccontano e si mostrano assai incuriosite dei racconti dell'altro. Cominciamo con queste due grandi donne, nate e vissute a più di un secolo di distanza, che si "parlano" da due epoche diverse e lontane.

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