lunedì 14 settembre 2015

La lezione del professor Keating



Un ricordo adolescenziale di tanti anni fa, 1989, il cinemino di un paese del sud, il film che mai si dimentica, che si rivede commuovendosi allo stesso modo ogni volta. Oggi, da insegnante, lo propongo puntualmente alle mie classi, come un modello di riferimento che riguardi uno degli aspetti fondamentali dell'essere insegnanti e alunni: la comunicazione. E assieme a questo aspetto fondamentale direi la motivazione, la scoperta di sé. Occorre il maestro che rompe gli schemi perché gli obiettivi si facciano più interessanti, è innegabile. Commentare questo straordinario film - che per altro vede il compianto Robin Williams nella sua prova migliore a mio parere - apre scenari infiniti quanto a osservazioni e interpretazioni. Invece mi soffermerò su uno dei momenti più belli del film, la lezione sul linguaggio della poesia. In una scala di preferenze, porrei questa sequenza esattamente dopo la celebre scena del "carpe diem".
Il testo in esame è "Comprendere la poesia", di Evans Pritchard.
Leggete questo interessante passaggio dal film: "Dobbiamo anzitutto conoscerne la metrica, la rima e le figure retoriche, e poi porci due domande: uno, con quanta efficacia sia stato reso il fine poetico, due quanto sia importante tale fine. La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia diventa una questione relativamente semplice. (Keating si appresta a disegnare degli assi cartesiani sulla lavagna) Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico, e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza. Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in orizzontale. Un sonetto di Shakespeare d’altro canto avrà valori molto alti in orizzontale e in verticale, con un’imponente area totale che di conseguenza ne rivela l’autentica grandezza. Procedendo nella lettura di questo libro, esercitatevi in tale metodo di valutazione, accrescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà il vostro godimento e la comprensione della poesia”. (Keating comincia il suo "attacco" alle fantomatiche teorie)
"Escrementi, ecco cosa penso delle teorie di Pritchard. Si può giudicare una poesia facendo una hit parade?"
(qui il colpo di scena) "Strappate la pagina, anzi l’intera introduzione. Non è la Bibbia, non andrete certo all’Inferno. Continuate a strappare, questa è una battaglia, una guerra, e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Basta con i J. Evans Pritchard. E ora, miei adorati, imparerete a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo".  
Keating li vuole portare a esprimere un loro parere su cosa sia la poesia, cosa il poeta cerchi, e qui la sequenza si fa davvero imperdibile. Weir la costruisce in un "gioco a incastri" in cui incastona alcuni momenti della lezione, quelli salienti, in cui emerge imperiosa la natura di questo docente sui generis e va concretizzandosi il suo ascendente sugli allievi. Ho sempre trovato molto divertente, ancorché interessante, lo stupore dei ragazzi dinanzi al crescendo di proposte di Keating. Gli studenti si aspettano ciò che convenzionalmente un insegnante somministra loro, invece prende forma un affastellarsi di contro-proposte che suscita l'interesse dei discenti, crea in loro interesse e curiosità, abbozza una possibilità di stima e di conseguenza di rispetto. 
Keating invita i ragazzi a riflettere sul sinonimo più appropriato a un determinato contesto, perchè l'uomo e di conseguenza il linguaggio si sono evoluti, ma la risposta del timidissimo Anderson - convenzionale e "troppo giusta" - viene contrastata da quella di Keating di "rimorchiare le donne". E' un contrasto molto interessante, che fa scattare la consapevolezza dell'avere dinanzi un professore che si pone come loro pari e non come autorità indiscussa e troppo lontana dal loro mondo. Segue un crescendo di "siparietti" tutti inseriti nella medesima logica. Non si perda il dettaglio del sedersi sui banchi, abbandonando la consueta e "troppo giusta" posizione, oppure il "grazie per aver partecipato" del prof nei riguardi dello studente abituato a farsi beffe delle regole, fino ad arrivare all'invito a "guardare il mondo da diverse angolazioni". 
La piccola sequenza dello stare tutti a turno in piedi sulla cattedra è il culmine di questa lezione sul linguaggio e ha contorni molto definiti: gli studenti comprendano il valore del linguaggio, arricchiscano il proprio lessico, ma allo stesso tempo non imbriglino le loro menti in recinti già definiti, escano dall'ordinario, cerchino piuttosto una loro personale visione. Lo straordinario come valore essenziale per essere adulti che lascino il segno, secondo una logica di individualismo positivo che riesca a contrastare la massificazione asservita a sistemi economici conservatori e sempre uguali a se stessi. 
Ci sono coloro che si dicono assolutamente contrari a un tipo di approccio didattico di questo tipo, che creerebbe nello studente una sorta di "straniamento", una perdita di punti di riferimento, ecc. Io invece sono assolutamente concorde, fermo restando che alla base di una relazione didattica di questo tipo si debba porre la coerenza e il fermo proposito di non porsi come "amico" quanto piuttosto di un adulto disposto al dialogo e all'aiuto concreto.
Sempre più oggi questo mestiere richiede competenze in merito a una didattica non solo quanto più possibile interdisciplinare, ma anche orientata verso una comprensione del mondo giovanile, un "patteggiamento" utile a creare interrelazioni significative.

C'è stato un/una insegnante che abbia segnato un momento importante della vostra vita? 

12 commenti:

  1. Ciao Luz! ^^
    Inizio col dire che ai tempi del liceo (scientifico) vedevo questo film con l'allora amica più stretta: avevamo la VHS, ci piaceva moltissimo! I week end spesso erano segnati da questa visione :D
    La nostra docente di italiano era una che adorava gli assi cartesiani applicati a Leopardi, per esempio, Una testa monolitica assurda. Alla richiesta di dibattere in classe su un argomento di attualità (guerra nel Golfo), leggendo giornali differenti (una piccola rassegna stampa, insomma), ci rispose (eravamo credo al triennio eh): di queste cose non si parla, cit.
    Ma... la sorpresa venne dal professore di storia e filosofia che si dichiarò contrario (schifato XD) al tipo di insegnamento rappresentato nel film. Ci chiese: "Ma davvero vorreste un insegnante così?" Siccome questo professore non era certamente chiuso come la precedentemente descritta, un po' il dubbio l'ho avuto. E forse no, non vorrei - ora - un insegnante "preciso" a Keating. Ma probabilmente quella è una rappresentazione cinematografica pura e semplice.
    E credo che il tuo pensiero finale sia totalmente condivisibile.

    P.S.: quando lo rivedo provo le tue stesse emozioni!

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    1. Il punto è che, per quanto quello del film possa sembrare un'esagerazione per esigenze di copione e di intreccio, il professore che più si avvicina a ciò che gli alunni vorrebbero è proprio il tipo-Keating. Potrebbero sottoporlo a un sondaggio e sono certissima che risulterebbe così.
      Però, che impressione quel "monolito" di insegnante che hai avuto, in particolare pensando che fosse di Italiano! :-)

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  2. Personalmente amo molto questo film (che però oggi gli alunni trovano un po' lento). Negli anni ho raccolto vari pareri e anch'io, amando molto il regista mi sono fatta delle domande. Le osservazioni critiche principalmente sono:
    Weir ama spesso raccontare ambienti chiusi e le loro dinamiche (spesso insane). In un mondo meno isolato avrebbe senso un professore così?/ Sarebbe poi tanto anticonvenzionale?
    Il professore non si accorge della gravità della situazione che sta vivendo il suo studente, non si rende conto di averlo spinto al punto di rottura. È in parte responsabile del suo suicidio? Non tanto per averlo "istigato", ma per non essersi reso conto fino in fondo delle conseguenze del suo agire, non essersi fatto pienamente carico della ribellione che lui stesso ha proposto...
    Mi è stato fatto notare che in più punti del film il professore prende le distanze dall'agire dei ragazzi che portano la sua ribellione dal piano letterario ad altri piani. Senza arrivare al gesto estremo finale, c'è chi rischia la sospensione... È ovvio che i ragazzi non possano distinguere i vari piani e che, in parte, la loro ribellione alla rigida disciplina della scuola sia giustificata. Il professore dà la scintilla, ma poi se ne tira fuori, non li accompagna fino in fondo...
    Devo ammettere che questi punti di vista mi hanno fatto ragionare.

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    1. Sì, Tenar, tocchi il punto cruciale della questione. Quasi nessuno si accorge che il fine ultimo del racconto è anche individuare i limiti di un insegnamento di questo tipo. Keating viene accusato di essere responsabile degli squilibri giunti in classe, e in parte lo è, perché senza di lui l'allievo che si scopre attore non si sarebbe suicidato ma non avrebbe neppure capito di stare realizzando esclusivamente i desideri di suo padre piuttosto che i propri.
      Forse la storia di Keating ha senso in quel tempo e in quel luogo. Oggi un professore che rompe le regole convenzionali dell'insegnamento non avrebbe probabilmente tutto questo potere di causare un corto circuito negli equilibri del gruppo e delle relazioni di questo con il mondo.

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  3. No, inssegnanti così non ne ho mai avuti. Lasciamoli perdere, non ho un buon ricordo. Forse se nen salva una sola.
    Sono d'accordo con te quando dici che l'insegnante non è amico ma un adulto a cui fare riferimento. Che deve essere disposto al dialogo e con mente aperta. Che debba anche essere disposto a tirarsi su le classiche maniche quando capisce che qualcosa non funziona. Non dico che debba fare le veci del genitore però dell'adulto sul quale contare.
    Ritengo questo film il migliore di Williams. Mi fece e mi fa sognare ogni volta che lo vedo. L'ho sempre ritenuto una lezione di vita, con errori e cose giuste

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    1. Sì, oggi questo mestiere richiede apertura ed elasticità. I ragazzi tendono a non seguire la scia di chi è rigido, attaccato a sistemi poco elastici. Diversi insegnanti sono così e tali restano, perché è il solo modo di sentirsi autorevoli e sicuri. Il mondo cambia e oggi più che mai l'insegnamento deve correre insieme a questo mondo "in fieri", potrei dire per non perdere la sua autorevolezza, in realtà per conservarla. Si tratta di credibilità, e questa figura la sta perdendo sempre più.

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    2. Vero! Da quello che si legge sui giornali, capita sovente che in classe siano i ragazzi a comandare e non nel periodo di autogestione (che ai miei tempi non esisteva nemmeno).

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    3. Sì, si è perso quel senso del rispetto dell'autorità o autorevolezza dell'insegnante. Oggi questo mestiere è assolutamente più faticoso di un tempo.

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  4. Mi sono commosso nel leggere il tuo articolo. Il mese scorso ho scritto un post che riguarda il mio vecchio professore di lettere che non aveva nulla da invidiare dal professor Keating. Altri tempi, altra storia. Per il futuro sono pessimista. Sono troppe le informazioni, violente, brutalmente rapide e subentranti, e sono pochi coloro con la capacità di aiutare i ragazzi a mediare tutto ciò.

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    1. Grazie, Massimiliano. Leggerò volentieri il tuo articolo, devo solo trovare un momento di tranquillità.

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  5. Bellissimo post, grazie per l'analisi! In effetti ho sentito pareri contrastanti sui metodi del professor Keating nel film, mio cognato è rimasto disgustato proprio dalla scena in cui l'insegnante invita gli alunni a strappare le pagine del libro.

    Invece, tra i ragazzi, tutti lo adorano, in primis mio figlio quando andava alle superiori: aveva proprio detto che di insegnanti come lui ce ne erano uno su un milione! Per combinazione l'anno successivo ha avuto un insegnante d'italiano fuori dalla norma, che non era Keating - nel senso che non era così trasgressivo - ma stimolava la creatività nei ragazzi e li coinvolgeva in modi anche non convenzionali, pur rimanendo fedele al programma. Erano riusciti persino a fare una gita in Toscana, un "Tuttodante" in cui impersonavano vari personaggi dell'Inferno, preparando i costumi e recitando i versi sui luoghi della Divina Commedia. Era stata un'esperienza stupenda che penso gli rimarrà impressa.

    Io ricordo con particolare affetto la mia insegnante di grammatica francese e un mio insegnante di italiano al liceo.

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    1. Non riesco ancora a comprendere perché quella scena infastidisca addirittura. L'atto di ribellione che Keating suscita nei ragazzi è dettato dal furore che creano in lui le teorie di Pritchard. Quello che il professore ci sta "raccontando" è che ridurre la poesia a due assi cartesiani equivale a violentarla proprio. Io sono d'accordo, e vorrei avere il suo coraggio quando trovo sui libri di testo strafalcioni e refusi o teorie assurde che assomigliano a questa. :-)
      Bella quella idea del portare i ragazzi sui luoghi di Dante per impersonare i personaggi della Commedia. Ottimi gli insegnanti di questo tipo, e tuo figlio non dimenticherà certo mai quella esperienza.

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