sabato 31 gennaio 2015

Norwegian wood - Murakami

 Non delude le aspettative questa storia apparentemente "leggera" e in realtà complessa, una sorta di "educazione sentimentale" ampiamente ispirata ai romanzi ottocenteschi di formazione, che in questo scrittore hanno creato fin da giovanissimo una forte suggestione. La vicenda non è che un lungo flash back del protagonista, Watanabe Toru, giovane studente universitario negli anni dal '68 al 70, e in questo lungo ricordo si intrecciano le storie dei tanti personaggi solo apparentemente comprimari, tutti legati in modo profondo a Watanabe, ciascuno destinato a tracciare un segno forte nella sua vita. Questo modo di raccontare è singolarissimo e assai interessante. Se Murakami pare fare riferimento al Dickens di "David Copperfield", la storia di Watanabe sembra non porre mai il protagonista realmente in primo piano, quanto piuttosto essere strumento che mira al racconto delle altre vite a lui legate. Ne risulta un intreccio ricco benché lineare, complesso perchè ciascuna esperienza narrata sembra una lama che lentamente affonda, che descrive il destino del protagonista, le sue scelte, il tormento adolescenziale unito all'impossibilità di restare indifferente dinanzi ai colpi del destino dei molti che Watanabe ha scelto perchè possano far parte del suo costruirsi.
Mi interessava scoprire come uno scrittore giapponese, di cultura diversa dalla mia, potesse narrare una vicenda nella quale i lettori occidentali si sono facilmente identificati, e ho scoperto che tanta cultura occidentale è in questo romanzo, ricco di riferimenti alla letteratura e alla musica pop americana ed europea. Letteratura e musica diventano mezzi potentissimi nel racconto, romanzi e brani celebri che Watanabe ama leggere e ascoltare e sui quali forma la sua identità culturale, che si arricchisce di questa universalità.
Attorno a Watanabe ruotano vite dalle tinte forti, tutte caratterizzate da elementi unici, caratteri che il protagonista osserva per prenderne le distanze o imparare alla ricerca di una propria identità. L'intelligenza e la perfidia di Nagasawa, per fare un esempio, il suo migliore amico nel quale gli è difficile identificarsi, ma che ammira e imita per poi distaccarsene consapevole di una distanza incolmabile da lui. Ma le vite indimenticabili del romanzo sono quelle dei personaggi femminili: Naoko, Midori, Reiko. Tre donne diverse eppure unite da quegli elementi comuni tipicamente femminili - fragilità, sensibilità, forza attrattiva - dalle quali Watanabe sarà in qualche modo travolto. Naoko è l'Amore puro, idealizzato, etereo. Midori è l'Amicizia, la concretezza, la velocità. Reiko è la Donna per eccellenza, la forza, le radici. Tre donne legate alla vita di Watanabe nel biennio narrato, ma destinate a lasciare un solco indelebile in lui.
Su tutto, aleggia una forza "altra" che compare a più riprese nella vicenza, la Morte. Watanabe la sperimenta per la prima volta con la perdita del suo primo migliore amico, Kizuki, e la svolta è già lì. Mirabile il passaggio in cui il giovane comprende la verità ineluttabile, che la morte è parte della vita.
La morte non è l'opposto della vita,
ma una sua parte integrante.
Murakami lo scrive così, come un distico immobile sulla pagina, un principio assoluto che grava sugli uomini, che la scelgono per liberarsi o ne sono travolti loro malgrado.

12 commenti:

  1. Ciao prima di tutto! ^_^
    Mi è particolarmente piaciuta questa tua riflessione su Norwegian Wood! L'ho letto parecchio tempo fa ed è un libro cui sono ancora legata.
    Murakami fa parte della generazione di scrittori giapponesi che ha sdoganato la cultura popolare, eppure la sua è produzione "alta". Sono bellissimi i riferimenti a musica, film, libri che inserisce quasi sempre nei suoi romanzi!
    Alla prossima, complimenti per il blog: bello a livello grafico e per contenuti! ^^


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    1. Grazie, Glo!
      Ho acquistato anche "L'arte di correre" di Murakami, attende nella mia libreria. Cosa hai letto di questo interessante scrittore giapponese, e cosa mi consiglieresti come imperdibile?

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    2. Non ho letto poi moltissimo di questo scrittore! Tra le cose lette, ti consiglio La fine del mondo e il paese delle meraviglie, assai più nello stile particolare di Murakami e, da affrontare successivamente, L'uccello che girava le viti del mondo.
      A me hanno caldamente consigliato anche Kafka sulla spiaggia.
      Nelle mie intenzioni ci sarebbe una prossima lettura de La ragazza dello Sputnik o L'anno della pecora), che m'intrigano da un po' *__*
      Ciao alla prossima! ^^

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    3. Ecco, Kafka sulla spiaggia, ne ho sentito ogni bene anch'io. Per altro, girano in rete citazioni, e molte, da questo romanzo.
      Grazie per il tuo contributo!
      P. S. Dovremmo inventarci una qualche forma di collaborazione fra i nostri blog.

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    4. Non sarebbe male! Tu hai in mente qualcosa in particolare?

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    5. Mah, ho visto in giro che un modo molto particolare e carino sono le interviste. Oppure i guest post. Pensiamoci su, sarebbe bello.
      P. S. In questo periodo sono presissima dall'organizzazione del mio spettacolo teatrale in scena a metà marzo. Ma teniamoci in contatto. :-)

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  2. Norwegian Wood è un ottimo esempio di romanzo d'educazione sentimentale. Molto facile fare proprie le parole che Murakami dice per bocca del suo protagonista Watanabe Toru. Almeno per me è stato molto facile e il post che scrissi tempo addietro fu più un'analisi introspettiva che una vera e propria recensione del libro. Credo che il motivo sia più che altro da ricercarsi nell'internazionalità di un autore come Murakami, molto aperto alle altre culture, cosa che di fatto lo ha posto in una situazione di aperto conflitto con il suo paese (i giapponesi guardano i propri concittadini che hanno scelto di trasferirsi in Occidente come dei traditori).
    Norwegian Wood è un ottimo spunto di riflessione sulla vita e sulla morte, come tu stessa hai sottolineato. Se ne potrebbe davvero parlare per ore. Di Murakami non ho letto molto, se non questo romanzo e "After Dark", altrettanto piacevole ma molto diverso nella sostanza da Norwegian Wood.

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    1. Ciao e grazie per il tuo commento. Forse Murakami ha cercato incessantemente di avvicinarsi al mondo occidentale, a costo di forzature (i tantissimi riferimenti a canzoni e romanzi americani), ma non sapevo di questa abitudine di isolare in Giappone coloro che sono troppo attratti dall'Occidente. Ho appena finito il suo "L'arte di correre" - sul quale scriverò presto - e la sensazione è quella di un uomo costantemente alla ricerca di se stesso in altri mondi. Questo è l'aspetto che più mi attrae in lui.

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  3. Forse è il suo romanzo che preferisco. Ho apprezzato moltissimo questa tua recensione così lucida e centrata. Quando devo parlare di Murakami mi trovo sempre in difficoltà, come se mi sfuggisse dalle mani... 1Q84 in particolare mi lasciò così disorientata che ne scrissi una recensione quanto mai farneticante. Scopro adesso grazie al tuo post che esiste un film tratto da Norwegian Wood, dovrò vederlo assolutamente!

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    1. Grazie per il tuo apprezzamento. Sai che non oso definire questi miei scritti "recensioni"? Mi pare un termine troppo "alto" per qualificarli. Sono contenta che siano utili per chi legge. Segnalami il tuo link sul romanzo di Murakami che hai letto.

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  4. (Blogger ha appena mangiato il mio commento T_T ci riprovo)
    Ti capisco, anch'io non riesco a considerare le mie delle vere e proprie recensioni, sono più che altro delle impressioni di lettura. Quasi quasi d'ora in poi le intitolerò così ^^! In ogni caso, e te lo dico sinceramente, questo tuo commento può definirsi senza paura "recensione" anche nel suo significato più alto. Sei riuscita a rendere onore a un romanzo di cui non è affatto semplice parlare in modo così ben articolato, cogliendolo alla perfezione! Quel post su 1Q84 l'avevo pubblicato sul mio vecchio blog, che ora non è più online. Ti assicuro che non ti perdi nulla XD

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    1. Peccato! Anch'io avevo un vecchio blog, ma ho salvato tutto quello che potevo da quello. Comunque, sul tuo spazio attendo un tuo scritto su Orgoglio e Pregiudizio, e qualcosa su Murakami. Chiamiamole "recensioni" o altro (io preferisco "articoletti") ma scriviamo scriviamo scriviamo. :-)

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