martedì 21 aprile 2026

Scripta Ludus #8: gli explicit in gara

Cari e care blogger, eccoci alla seconda fase del gioco. 
Sono arrivati cinque explicit, i concorrenti si sono lasciati ispirare dalla prima e terza immagine. Nessuno dei cinque partecipanti ha scelto quindi la seconda immagine (come è stato per questa edizione, potrebbe essere riproposta nella prossima). 

Come da regolamento, gli explicit in gara, pubblicati con riferimento all'immagine che ha ispirato la scrittura, sono qui di seguito elencati in ordine di arrivo e senza rivelarne l'autore/l'autrice, per mantenere il più possibile neutralità nel voto. 

⚠️ Ricordo a TUTTI i partecipanti di inviare la propria doppia preferenza (pena l'esclusione dal concorso) e raccomando a tutti coloro che leggeranno, partecipanti e non, di diffondere il post e invitare a inviare il proprio voto a tutti coloro che avranno il desiderio di eleggere l'autore/l'autrice dell'explicit migliore

❗❗❗Modalità di voto: inviate due preferenze (1° e 2° posto) indicando NUMERO IMMAGINE E NUMERO DELL'EXPLICIT PRESCELTO, entro le ore 12 di DOMENICA 26 APRILE. Email: libriavela@gmail.com

Vinca il migliore!

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Explicit in gara


Immagine 1


EXPLICIT 1
Ora finalmente cominciava a capire, non tanto ad accettare quella successione di fatti di cui era stato vittima, quanto a comprendere il contesto in cui erano accaduti. E il contesto altro non era che il tempo, l’entità astratta che regola le nostre vite. 
Quel giorno gli era capitato di sfogliare una rivista, distrattamente, più per prendere distanza dagli eventi recenti che per interesse, e l’occhio era caduto su un’immagine surreale: un ragazzetto si allontanava con sulle spalle un enorme orologio. È lì che aveva cominciato a capire. Il tempo se ne va, fugge, come dicevano i latini, eppure meno ne resta e più diventa pesante da sostenere. L’unica era alleggerire il carico, disfarsi di quel maledetto orologio, non solo metaforicamente. Così buttò il suo Rolex in fondo a un cassetto e uscì di casa per andare a vivere, in pace o in apprensione, il tempo che gli restava. 
I medici che senza convinzione gli avevano proposto duri programmi per un’inverosimile guarigione, Laura che lo aveva lasciato con poche parole su un post-it viola appiccicato allo schermo del pc, Corrado che aveva tradito la loro amicizia ventennale e ancora gli voleva spiegare l’inspiegabile, ecco, loro, potevano andare tutti a farsi fottere.

EXPLICIT 2
È piovuto per tutta la mattinata e per la prima parte del pomeriggio e così la gente ha chiuso le finestre. Tutte le persiane al primo piano sono serrate: nella penombra delle camere da letto, gli abitanti del paese si riposano. L’umidità sul set è opprimente. Le riprese del film sono ormai finite, e l’assassino è stato scoperto. La troupe è stanca di ciak, il regista non era mai contento. E io, che non sono che un umile apprendista trovarobe, non ne posso più dalla fatica. Chissà che ore sono. Ah già, l’orologio di scena ce l’ho proprio qui, ma non posso tirarlo giù per guardarlo, perché poi non riuscirei più a rimettermelo in spalla. Chissà che ore sono.


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Immagine 3


EXPLICIT 1
Il vento le strappava quasi la biancheria dalle mani, gonfiando i tessuti come vele impazzite, e per un attimo le parve di vedere lui lì, tra quelle pieghe bianche, come se il mare lo restituisse sotto forma di ricordo.
Si fermò.
Stringeva ancora un lenzuolo, ma non lo stava più fissando. Le dita si erano fatte lente, assenti, come se stessero accarezzando qualcos’altro. Un volto. Una spalla. La memoria della sua pelle ruvida di sale.
Chiuse gli occhi.
Gli anni indietro le apparvero vividi nella mente: lei più giovane, il cuore veloce, le risate facili. Lui che entrava dalla porta con l’odore del mare addosso, un odore che sapeva di lontananza e ritorno insieme. Le sue mani grandi le prendevano il viso, senza fretta, come se ogni volta fosse la prima.
Il vento le asciugò una lacrima prima che potesse scivolare davvero.
Un’altra arrivò subito dopo. 
Non era solo mancanza. Era fame di presenza. Di peso accanto a sé nel letto. Di quel silenzio pieno che esiste solo quando qualcuno ti conosce fino in fondo.
Le voci dei bambini la raggiunsero, lontane ma vive. Una risata più acuta, un richiamo. La realtà tornava, insistente.
Aprì gli occhi.
Davanti a lei, il mare era lo stesso. Infinito, indifferente, bellissimo. Come lui.
Inspirò profondamente, riempiendosi di quell’aria salata che le graffiava i polmoni. Poi riprese a stendere, nodo dopo nodo, gesto dopo gesto.
Ad aspettarlo.

EXPLICIT 2
I quattro procedono in fila indiana, con i cappucci tirati sulla testa: Sabino porta lo zaino con le bottiglie molotov. Dietro di lui, Fulvio stringe in mano una spranga con una disinvoltura che ha allenato per mesi. Silvano segue i due piegato quasi sulle ginocchia, nella convinzione di non farsi notare. In tasca tiene il pezzo di stoffa con cui, a breve, si coprirà la bocca. S’intrufolano in mezzo alla folla, sguisciando tra le persone che gridano slogan militanti e puntano l’angolo opposto della piazza, presidiata da un furgone della Polizia. In coda, Remo resta incollato al piccolo gruppo e continua a ripetere a bassa voce, come un mantra: “Il piano funzionerà il piano funzionerà il piano funzionerà...”. Suda dentro la camicia stirata dalla madre.
Dunque andrai? Mi raccomando, c’è bisogno di giovani consapevoli, che hanno voglia di cambiare il mondo, non di fare la guerra. 
Ricorda e deglutisce. Il cervello gli si affolla di immagini che si sovrappongono, mosse dal caos emotivo: il volto sereno della donna che ha sacrificato tutto per dargli un futuro, ce la siamo cavata senza l’aiuto di nessuno, l’aspettativa riflessa nei suoi occhi, quando gli aveva fatto promettere di tenersi lontano dai guai, il destino ce lo costruiamo noi, le braccia sollevate a stendere i panni in una giornata di sole e di vento, quel suo sorriso a consegnargli l’ennesimo senso del dovere.
Ciò che Remo non prevede è che, poco prima del segnale concordato, a investirlo è il rimorso.
Troppo tardi. La camicia, asciugata al sole e inamidata con sollecitudine materna, adesso è solo un cencio sporco di sangue.

EXPLICIT 3
Finalmente ci sono riuscita: cacciarlo di casa, rimanere sola con la mia vita, il mio vento, la mia isola.
È la felicità di poter sorridere e sorridermi, ora, mentre inganno l’ultimo bucato.
Pensando a te che abbandoni l'ormeggio, libero la testa, gli occhi, i polmoni; mi ritrovo unica e viva.
Il vento mi fa respirare spazio vitale mentre stendo panni sopra una vecchia storia,
per farla sbiadire alla carezza del nuovo che verrà.
La pesantezza di un addio che si sbriciola nell’aria si ridisegna vita. 
Una fragranza che mi abbraccia e mi scuote di bellezza.


Scadenza: domenica 26 aprile, ore 12
Email: libriavela@gmail.com

3 commenti:

  1. Ho inviato la mia mail con la votazione, vinca il migliore e comunque un abbraccio a tutti

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  2. Ciao fratelli e sorelle,
    Sono qui per testimoniare la bontà di Dio nella mia vita e come sono stata salvata da difficoltà finanziarie. La mia attività stava andando a rotoli e la mia famiglia si trovava in una situazione così difficile che non potevamo nemmeno pagare le tasse scolastiche dei bambini, perché l'amarezza aveva preso il sopravvento sul mio cuore.
    Anche mio marito ha avuto difficoltà perché gestivamo un'attività a conduzione familiare a Valencia, dove eravamo in difficoltà. Mio marito ha cercato di ottenere un prestito dalla banca, ma gli è stato rifiutato. Così ha cercato online, ma è stato truffato da alcuni impostori che gli promettevano un prestito chiedendo una commissione. Mio marito ha chiesto soldi in prestito agli amici per pagare la commissione, ma poi gliene hanno chiesta un'altra con una scusa. È stato costretto a chiedere un prestito a suo fratello a Madrid per essere sicuro di ottenere almeno un prestito per coprire le necessità della famiglia. Dopo aver pagato la commissione, gliene è stata chiesta un'altra, sempre con una scusa. Questo ha fatto aumentare la fame della famiglia, costringendoci a chiedere cibo ai vicini. Abbiamo sofferto per mesi e l'attività è rimasta temporaneamente chiusa.

    Un pomeriggio, verso le 14:00, la mia vicina di casa mi ha chiamato dicendomi che stava per richiedere un prestito a una società di prestiti online. Se avesse ottenuto il prestito, mi avrebbe presentato l'azienda. Siamo andate insieme al bancomat per controllare se il prestito fosse disponibile. Non c'era. Abbiamo aspettato circa 30 minuti, poi la sua banca ha notificato sul suo telefono l'accredito di denaro sul suo conto. Abbiamo controllato il saldo e abbiamo visto 180.000 euro di prestiti.
    Immediatamente, ho pianto in pubblico e l'unica cosa a cui riuscivo a pensare era che, se avessi avuto quella somma, i miei problemi sarebbero finiti. Siamo tornate a casa. Non ho detto niente a mio marito. Con i 100 euro che mi aveva dato, ho comprato un po' di spesa e ho sottoscritto l'abbonamento. Io e la mia vicina abbiamo chiesto un prestito all'azienda perché lei mi aveva dato delle indicazioni, quindi abbiamo seguito la procedura perché era la stessa. Dopo tutte le procedure, l'azienda mi ha concesso un prestito.

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