Vi siete mai chiesti che ne sarebbe di noi se smettessimo di leggere? Per "noi" intendo tutto il popolo di lettori idealmente riunito sotto un unico vessillo, il libro, quindi immaginate una categoria senza distinzioni etniche o culturali.
Una sorta di distopia sulla falsariga di Farenheit 451, una società in cui leggere non è dato, senza necessariamente immaginarlo come proibito. Via gli editori, i librai, le biblioteche.
A ben pensarci tutte le distopie hanno immaginato un futuro senza libri e di conseguenza la perdita del pensiero divergente, del senso critico, dell'immaginazione. Niente di niente.
In queste storie i libri sono il nemico, ma nel nostro presente stanno diventando progressivamente un oggetto sconosciuto, con cui si familiarizza poco o nulla.
Lo scorso autunno l'AIE (Associazione Italiana Editori) ha rilevato un calo della media di ore di lettura in una settimana. Si parte da un dato che vuole essere ottimista: il 73% degli italiani fra i 15 e i 74 anni ha letto almeno un libro fra il 2022 e il 2025 (nel novero è incluso pure chi lo ha ascoltato, quindi non effettivamente letto).
Uno, un solo libro in un triennio. Si parte da questa base.
L'osservazione del triennio ha reso possibile un secondo dato: nel 2022 in media si trascorrevano 3 ore e 30 minuti a leggere, mentre nel 2025 la media scende a 2 ore e 47 minuti e la tendenza parrebbe in questa direzione.
Leggere richiede immersione, tempo, silenzio, assenza di stimoli. Bene, a quanto pare sono tutti lussi ormai.
Se prima ricavarsi queste condizioni risultava più semplice, oggi è l'esatto opposto. Va da sé che i veri appassionati di lettura si ricavano quel tempo, silenzio, assenza di stimoli perché trainati dall'urgenza di leggere, non è più un segmento così semplice dentro il nostro vivere quotidiano.
Mentre scrivo questo post, ripenso a un mio alunno di classe prima e al nostro scambio di pochi giorni fa. Un ragazzino molto intelligente, sveglio, direi brillante. Oggi anche un ragazzino così è attratto dalla velocità, dall'accorciare i tempi di lettura di un testo, anzi pare abbia frequentato una sorta di campus per ragazzi plusdotati in cui gli hanno insegnato a leggere un libro... a blocchi.
Mentre inorridivo, ho avuto la pazienza di farmi spiegare la cosa.
Le parole non vengono lette rigo per rigo, ma a gruppi, appunto a blocchi, per cogliere il senso generico di una pagina e poi passare direttamente all'altra. Dice di terminare in un'ora anche 200 pagine.
Danni provocati dai fuffa-guru che imperversano non solo in rete, ma anche in questi campus costosissimi.
La lettura veloce è un metodo consolidato e probabilmente utile e necessario in determinati ambiti. Il problema è immaginarlo applicato a un testo di narrativa, letteratura, insomma un testo che richiede il soffermarsi, la riflessione, l'assimilazione dei contenuti.
Inculcare nei ragazzi - immaginate in un ragazzino di 11 anni - il metodo di lettura a blocchi facendolo passare per valido in qualsiasi ambito devasta il lavoro, faticosissimo e spesso donchisciottesco, di noi insegnanti nella promozione alla lettura.
Un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in un altro, in altri, modellati dall'argilla dei nostri sogni.Mario Vargas Llosa
Il problema non è neppure del tutto generazionale. Tutto sembra scorrere, o correre, sempre più velocemente e ciò sta provocando un abbassamento della qualità in moltissimi ambiti.
Secondo le nuove indicazioni nazionali, la scuola deve farsi carico di generare non tanto nuovi lettori, ma persone capaci di capire un testo, ne parlerò probabilmente in un post a parte.
Il senso è mirare agli effetti pratici del saper leggere un testo, la formazione umanistica non è un problema che il governo si pone. Basti pensare alla riduzione delle ore di Italiano nelle classi quinte degli istituti tecnici.
Altro aspetto, la qualità delle letture. Fra le migliaia di libri pubblicati ogni anno in Italia, imperversano sempre più testi di narrativa prét à porter, facili, leggeri, alla portata di tutti. Ben venga tutto quello che si vuole leggere, per carità, il punto è che il dibattito è sempre più attorno a questo tipo di narrativa di consumo, mentre la letteratura è andata a farsi benedire, è diventata di nicchia.
Non so, onestamente, se leggere sia questa cosa qui, leggere qualsiasi cosa. Continuo a pensare che leggere sia anche, e soprattutto, dotarsi di letture solide e magari spaziare poi come si vuole.
In uno scenario del tutto pessimistico, smettere di leggere potrebbe essere proprio ignorare per sempre la "letteratura" e ostinarsi nelle mille storie e storielline che oggi possono raggiungere risultati da best seller. Oppure non leggere e basta, come continua a fare più del 50% della popolazione.
Per essere "lettori forti" basterebbe leggerne uno al mese in questo paese. E magari fosse così.
Stamattina, proprio nella stessa prima classe, ho parlato del mio tempo di lettura. Non sono una lettrice accanita, ci sono diversi periodi in cui fra lavoro o teatro non riesco ad aprire un libro. Generalmente, però, faccio in modo di non perdermi la mia oretta quotidiana. Dopo pranzo in modo particolare, o durante un'ora buca a scuola. Cerco di mantenermi costante, 3/4 libri al mese, dividendoli fra narrativa e saggistica, un ritmo che cerco di sostenere anche rimandando scadenze.
Sono molto rigorosa sul mio spazio e il mio tempo. Ho stabilito le mie priorità.
Cosa ne pensate? Come vi organizzate per le vostre letture? Riuscite a ritagliarvi quotidianamente del tempo per immergervi senza distrazioni?
QUI tutto ciò che ho scritto finora sull'argomento libri.


Sono dati sconfortanti, in pratica siamo già quasi nello scenario che tu prospetti come distopico! La lettura ha rivali imbattibili che richiedono poco o nullo impegno, televisione, internet, film. Se si vuole leggere, bisogna uscire da abitudini inveterate ma questo credo capiti a pochi. Personalmente da quando non accendo la televisione alla sera ho praterie di ore da dedicare alla lettura.
RispondiEliminamassimolegnani
Sono dati sempre più sconfortanti e purtroppo in peggio. La lettura è penalizzata proprio nelle nuove generazioni, ciò è a dir poco allarmante. Sto insistendo per la reintroduzione di un'ora ufficiale di narrativa nel nostro pacchetto ore. Vorrei spingere sul lavoro in classe perché ormai il lavoro a casa è impegno di un numero sempre più ristretto di studenti.
EliminaIo a sera farei fatica a leggere, quando sono libera invece prediligo le prime ore del mattino. Poi nel primo pomeriggio. Insomma, ciascuno si ritaglia piccole meravigliose oasi.
Penso che quelle sulla lettura in Italia siano sempre statistiche monche, con interpretazioni discordanti nel giro di pochi giorni. Il 73% degli italiani fra i 15 e i 74 anni ha letto almeno un libro (che comprende tutto, narrativa, saggistica, pure le guide turistiche) fra il 2022 e il 2025 (addirittura 4 anni - non "almeno un libro in un anno, ma in 4 anni!). Questo però mette insieme chi ha letto 1 solo libro in 4 anni con chi ne ha letti 50 all'anno e quindi potenzialmente 200 libri in totale. Difficile fare un'analisi seria così.
RispondiEliminaQuel che osservo è che la lettura è considerata una perdita di tempo da sfigati, in questo mondo sempre più veloce e pieno di riassunti generati dall'Intelligenza Artificiale. Non è solo la concorrenza degli altri media, che a lungo andare ne stanno risentendo: anche film e serie tv si stanno appiattendo al ribasso, sia perché mancano le basi - i romanzi da cui si traggono le sceneggiature - sia per adeguarsi al pubblico e garantirsi un risultato certo. Altri fattori sono la stanchezza mentale, il continuo multitasking, la difficile gestione del nostro tempo (per altro, anch'io ho sentito parlare di quei corsi di lettura a blocchi, per aumentare il potenziale... ma non ho visto poi grandi risultati su chi li ha frequentati, a dirla tutta). Da un certo punto di vista, viene richiesto molto più impegno mentale a noi che alle generazioni precedenti. Ed è assurdo se pensiamo che per i nostri bisnonni la lettura era un vero lusso, mentre noi vi possiamo accedere così facilmente, avendone capacità e possibilità. Anche il costo dei libri incide e faccio solo un esempio: dove sono finiti i tascabili economici che potevi acquistare per pochi euro prima di salire in treno? Certo, si può leggere in digitale, ma anche qui, pur avendone l'opportunità, in pochi lo fanno su un treno. Tanto è vero che c'è un fotografo che gira per treni, metro e bus per immortalare gli ultimi coraggiosi con un cartaceo in mano.
Le mie letture non sono organizzate, direi piuttosto che tutto il resto è una sospensione della lettura. In pausa pranzo in ufficio, mangio alla scrivania e leggo. A casa posso leggere pure mentre altri guardano un film, se non mi interessa. Considerate le notizie attuali al telegiornale, a volte spengo la televisione mentre mangio e leggo, usando il telecomando per tenere aperto il cartaceo. In treno, quelle poche volte, ho sempre un libro. In attesa (dal medico, dal dentista, dal meccanico) ho sempre un libro. Perché se la lettura mi prende, mi isolo completamente di mio.
Riguardo al costo dei libri, confermo, oggi arrivano a costare non meno di 20 euro, al di sotto è sempre più raro. E non si tratta neppure più della differenza fra cartonato e brossura, costano a prescindere (si parlava post periodo pandemico dei costi della carta lievitati, ma poi tutto il comparto ne risente anche per altri aspetti). La Einaudi quest'anno nell'atteso mese degli sconti sta facendo un'operazione che ha fomentato parecchie critiche nel bookstagram. Prima c'era il 20% di sconto su ciascun libro (escluse edizioni degli ultimi sei mesi), adesso invece viene proposto il 10% sull'acquisto di due libri e del 20% dai tre libri in su. In pratica una compromissione per chi ha scarse sostanze e un privilegio per chi di base dispone di più soldi.
EliminaE poi come scrivi tu, non è che le edizioni in digitale godano di ottima salute. Libraccio, Vinted e in generale tutto il "second hand" del libro si muove alacremente. Io ho acquistato moltissimo negli ultimi anni con Carta del docente, ho la fortuna di poter disporre di sostanze finalizzate all'acquisto, fermo restando che devo spenderne una lauta parte in corsi di formazione.
Io in parte ho sempre meno tempo libero a disposizione, e inoltre quel tempo libero arriva in genere dopo cena, quando non ho la lucidità mentale per leggere ma solo per cose che implicano minore sforzo mentale come guardare una fiction o ascoltare musica.
RispondiEliminaHo preso l'abitudine di leggere qualcosa al lavoro durante la pausa pranzo, ovviamente un tempo breve, quindi anche per leggere un libro di 150 pagine impiego un mese...
Però meglio così che leggere mezzo addormentato o non leggere per niente.
Sì, decisamente meglio il possibile rispetto al nulla. :)
EliminaChi vuole leggere il tempo lo trova, perlomeno nel weekend, non dico la sera quando dopo una giornata pesante manca più che altro la concentrazione. Io come Barbara leggo sui mezzi, in attesa dai medici ecc. oltre a ritagliarmi quel tempo sottratto a social e Tv dopo cena, e durante la pausa pranzo sul lavoro. I lettori in qualche modo sopravviveranno sempre a questo caos tremendo e ai richiami di altri passatempi, saremo forse di meno, ma saremo sempre molto forti, basta vedere il pubblico pagante alle fiere. Sandra
RispondiEliminaSandra, io fino a 5/6 anni fa avevo l'abitudine di guardare al pomeriggio trasmissioni televisive come Masterchef o Geo. Mi rilassavo dinanzi alla tv dopo una mattina lavorativa, mi addormentavo, ecc. Ecco, da quando abito nella nuova casa (dal 2020), ho cambiato del tutto le mie abitudini escludendo la tv pomeridiana e la quantità di libri letti è lievitata. È proprio così, il tempo se si vuole lo si trova eccome. Riguardo al grande pubblico delle fiere, concordo, è incoraggiante. Il libro comunque suscita una certa attrattiva in una percentuale di popolazione (soprattutto donne) e ciò dà l'impressione di poter resistere. Non tutto è perduto. Il problema sono gli adolescenti, i ragazzi molto giovani, l'educazione a partire dall'infanzia. :(
EliminaMi viene in mente Umberto Galimberti quando, nel bellissimo saggio I miti del nostro tempo, scrive che i nostri genitori e i nostri nonni hanno vissuto nel tempo, noi oggi viviamo nella velocizzazione del tempo, un passaggio epocale avvenuto nell'arco di una generazione che dal punto di vista biologico-antropologico non siamo preparati ad affrontare. E questa velocizzazione, come hai evidenziato bene tu nel post, si riverbera in ogni ramo dell'agire umano, compresa la lettura (per chi ancora legge).
RispondiEliminaPersonalmente mi ritengo molto fortunato, ho infatti un lavoro che mi lascia una certa quantità di tempo libero che impiego per la maggior parte leggendo. Riesco così a leggere svariate decine di libri ogni anno e, cosa importante, riesco a farlo "assaporandoli".
Mi spiace per quel ragazzino che si è avvicinato alla lettura leggendo a blocchi, snaturando così ogni senso del leggere. Provo molta tristezza per tutto ciò.
Andrea, proprio in questi minuti mi rendo conto di stare incarnando proprio ciò di cui parliamo. Ho trovato il tempo solo in queste ore di dedicarmi al blog, dopo un'intera settimana, il che la dice lunga su come sono certi periodi. E non mi sono neppure dedicata a divertimenti di sorta. Ho dovuto incastrare decine di impegni in pochi giorni, con l'aggravante di rientri pomeridiani per consigli di classe e riunioni straordinarie, oltre a tutta una trafila di impegni per l'associazione culturale di cui mi occupo. In questo marasma ho letto poco ed è stato sempre faticoso, ho la mente stanca, ma resisto perché non posso farne a meno.
EliminaFai benissimo a leggere molto, impieghi quel tempo in maniera egregia. :)
Ma le cose non stanno meglio per quanto concerne lo scrivere. Tant’è che Hermann Hesse si chiedeva: ma se noi autori scrivessimo di meno, sarebbe forse un guaio per il mondo? Io penso di no. Viviamo in un’epoca in cui, paradossalmente, ci sono più scrittori che lettori. E i poeti, poi? Siamo un popolo di poeti…tutti scrivono poesie, ma solo pochi appassionati leggono le poesie. Eppure, sempre Hermann Hesse che di libri se ne intendeva, asseriva che “si legge troppo, e che questo gran leggere non fa affatto onore, ma torto, alla letteratura” . Perché la vita è breve e a nessuno verrà chiesto nell’aldilà quanti libri sia riuscito a leggere seriamente e fino in fondo. Perciò meglio non sprecare il proprio tempo in letture inutili, sarebbe come andare a spasso in un bel paesaggio con gli occhi bendati. Probabilmente Hesse si riferiva solo a quelli che leggono qualche libro e non prendeva in considerazione coloro che non hanno nessuna dimestichezza con la carta stampata, che sono la maggioranza. E’ pur vero, però, che ci sono persone che nella loro vita hanno letto solo una ventina li libri, e sono soddisfatti e continuano a rileggerli, perché in quel ristretto numero di libri hanno trovato il loro mondo. Conoscevo un signore che leggeva e rileggeva solo la Bibbia, ed era felice: diceva che era quello il libro che conteneva tutti i libri scritti dall’uomo. Le statistiche si aggrappano ai numeri, e ci dicono che leggiamo poco, ma il problema della lettura è più complesso. I libri sono certamente un nutrimento della mente, ma non devono sostituirsi alla vita. Ci permettono di vivere più vite, come diceva Umberto Eco, ma non dobbiamo dimenticare la nostra.
RispondiEliminaEppure c'è davvero un libro che li contiene tutti; il dizionario.. diglielo a quel signore.. ;)
EliminaDevo dichiararmi in disaccordo con Hesse. :) Credo che non basti una vita per leggere tutto quello che è necessario leggere, proprio perché ci sono libri che hanno il potere di modellare idee, identità, ma soprattutto per il grande potere del libro di generare desiderio. È forse la definizione per me più calzante e forse ha a che vedere con l'immaginazione. Mi sono domandata chi sarei stata senza i libri e sono del tutto certa di poter rispondere che forse neppure mi sarei piaciuta. Chi non legge, o in generale chi ignora del tutto che esistano storie, scritture, mondi, anime, è incompleto, sbozzato, per diverse persone che conosco dire anche "monco". Idee limitate, scarsa capacità di lettura della realtà, assenza di senso critico, malleabilità. Insomma, la letteratura è necessaria anche in certa quantità e sebbene in una ventina di libri ci sia probabilmente tutto ciò di cui abbiamo realmente bisogno, dico che una ventina di libri non mi basterebbero né ora né mai. :)
EliminaSti giovani non li recuperi più. Gli insegnanti possono fare salti mortali, ma se poi in famiglia o nelle frequentazioni non trovano l'esempio, non si avvicinano alla lettura spontaneamente. La vivono come un peso, il piacere è proiettato su altri interessi, che peccato! Capissero quanta bellezza e quanta opportunità di crescere e migliorarsi si perdono!
RispondiEliminaE in genere, il panorama è triste: case editrici costrette a chiudere, librerie in rosso... ma porca miseria, davvero ci siamo ridotti così! E i Ghostwriters a scrivere menate su tutti, perché ormai suscita più interesse un fatto di cronaca che diventa libro che un classico intramontabile: roba antiquata ormai!
Io non ho mai perso l'abitudine, per me è una vera e propria esigenza: leggo sempre, più o meno accanitamente, ma un libro sotto gli occhi non mi manca mai. E, come nel commento di Pino, aggiungo che io inizio la mia giornata leggendo proprio la Bibbia! 😉
Se penso alle statistiche riguardanti le iscrizioni al Classico di quest'anno, per agganciarmi a una problematica vicina a queste, mi salgono i brividi. Non solo i più giovani non intendono leggere ma stanno maturando l'idea che l'impegno sia del tutto evitabile. Si salvano ormai in pochissimi da questa superficialità diffusa. :(
EliminaQuando scrivo i miei libri, come in questo periodo molto produttivo, leggo di meno. E' inevitabile, il tempo a mia disposizione è ben definito e devo amministrarlo al meglio. Anche io alterno narrativa a saggistica e di recente, come ho scritto anche sul blog, biografie. La lettura a blocchi mi è molto utile per la supervisione dei quotidiani ogni mattina, perché non tutto vale la pena di ricevere completo tempo e attenzione, ma naturalmente è impossibile con la letteratura, poiché si nascondono tra le righe i particolari che fanno muovere una storia. Sono preoccupata in generale per l'impoverimento della cultura nel nostro paese, la fine delle letture per molti ne è solo un aspetto. Se tutti smettessimo di leggere intanto chiuderebbero le case editrici , con tanto di crisi occupazionale conseguente di cui le sindacaliste come me dovrebbero occuparsi. Insomma, non bene, da nessun punto di vista :)
RispondiEliminaSì, quella lettura a blocchi è molto utilizzata per esempio durante lo studio di manuali universitari, come sognare di applicarla alla narrativa? Folle. Eppure questi "guru" della domenica insegnano questi e altri trucchetti ritenuti utilissimi da chi ne beve ogni parola. Io non ricordo di avere studiato a blocchi neanche sui manuali universitari. Li ho ritrovati quando ho smantellato casa di mia madre e ho sfogliato pagine sottolineate fitte fitte e con appunti a margine. Altro che salti di sorta. :(
EliminaOggi si vive tutto velocemente, quando raccontavi del tuo alunno mi é venuto in mente quel personaggio di Criminal Minds Spencer Reid, una specie di genio con un quoziente intellettivo altissimo (credo oltre 180), che era capace di leggere 20.000 parole al minuto.Mi sono sempre chiesta se una lettura così veloce lasciasse anche le emozioni oltre alla semplice conoscenza della trama. Riguardo alle mie letture io di solito leggo quotidianamente diverse pagine, di solito prima di dormire, ma soprattutto quando non dormo e mi sveglio durante la notte. A volte rinuncio al prestito digitale proprio perché non mi piace essere costretta a correre nella lettura, non mi pongo obiettivi numerici mensili, almeno nella lettura mi piace la lentezza.
RispondiEliminaCredo che se esistono quei geni abbiano una capacità di apprendimento "tecnica", legata alla memorizzazione. L'assimilazione, penso, sia poi altra cosa come dicevi tu. Per quanto riguarda la lettura notturna, non riuscirei mai. Ci sono persone che riescono a leggere fino all'alba (immagino senza ulteriori impegni al mattino), io forse avrei potuto farlo fino a una trentina di anni fa. :)
EliminaIn generale oggi si vive tutto in modo veloce che disperde tutto, la concentrazione in primis. Per leggere un libro, è inutile negarlo, ci vuole impegno, ma quello sforzo poi ti ripaga di cento volte, ed è qualcosa che ti rimane nella memoria, nel processo cognitivo. Ultimamente leggo molti saggi per l'università e pochi romanzi, ma comunque tutti rigorosamente su carta. L'ultimo romanzo che ho letto, e che mi è stato regalato da mio marito, è stato una delusione totale, lui si era basato su una recensione e pensava che mi potesse piacere. Pollice verso. La stessa pratica di velocità, a volte il fatto di affidarsi all'AI sono sempre più pervasivi, pensa che sto frequentando un corso di Esegesi ed Edizione delle Fonti Documentarie (in pratica studiamo gli atti notarili del Medioevo) e un mio compagno della mia stessa età mi ha rivelato che dà in pasto a due AI diverse il documento per averne la trascrizione, e per risparmiare tempo. Così il procedimento cognitivo va a farsi benedire.
RispondiEliminaEcco, una conferma che sempre più le IA sono coinvolte anche negli studi universitari di analisi dei testi. Tutto ciò è molto pericoloso. Stamattina commentavo in classe il dato di iscrizioni al Classico, più basse dello scorso anno, e proprio questo dicevo. Ci sono percorsi di studio che non possono prescindere dalla lettura dei testi, dalla loro conoscenza reale, perché non puoi perennemente limitarti a farti sostituire dalla macchina. Probabilmente il Classico richiede, anche oggi che è stato in molti indirizzi "alleggerito", un impegno che ormai solo in pochissimi sono disposti a intraprendere. Che danno tutto ciò.
EliminaConcordo con Sandra: chi vuole leggere, il tempo lo trova, ne abbiamo davvero a bizzeffe considerando quanto ne buttiamo in millemila attività.. (tipo scrivere sui blog alle sei di mattina..), comunque se la lettura diventa passione (auspicabile), si pianifica serenamente qualsiasi cosa in funzione di. E non mi togliete neanche lo scrivere ragazzi.. pensavo alla lettura in blocchi.. quando capitano davanti alle quattro parentesi chiuse di Baricco in La sposa giovane, come potranno mai classificarle? Interpretarle? Affidarle a quale blocco?? ahah..che tempi!
RispondiEliminaPerò scrivere sui blog alle sei di mattina, almeno per quanto ci riguarda, è un'attività anch'essa "nobile", lo sappiamo bene, perché anche la comunicazione è un'attività di cui abbiamo bisogno. Ovviamente ciò non vale per chi fa un pessimo uso di questi strumenti. Mi aggrego: non togliete la scrittura neppure a me. In particolare in questo periodo, da gennaio sono tornata sul mio romanzo, e devo dire con un entusiasmo che ha illuminato le mie giornate.
EliminaSai che non conosco quel romanzo di Baricco? Ho smesso di leggerlo dopo Mr Gwyn e Tre volte all'alba, ma non mi sono persa il suo best of. :)
Ho sempre letto molto, sin da bambina, però ho avuto anche un lungo blocco del lettore, durato anni, durante i quali ho continuato a comprare e accumulare in libreria un sacco di libri che poi non leggevo. In seguito ho recuperato e oggi riesco, in genere, a leggere tra i quaranta e i settanta libri l'anno, più o meno, in parte miei e in parte della biblioteca. La lettura è un piacere, ma a mio parere le letture non sono tutte uguali e a me piace alternarne di "alte" ad altre di puro intrattenimento (amo i romanzi di genere, quindi lo dico assolutamente senza spocchia. Non che i romanzi di genere non possano essere anche letture culturali, eh). Per questo vorrei condividere qui la mia esperienza con il gruppo di lettura del paese dove abito, sperando di non essere del tutto fuori tema. Mi ci sono iscritta per la prima volta l'anno scorso, ma è stata una vera delusione, in parte perché il dibattito langue ma soprattutto perché non apprezzo più di tanto le proposte di lettura. Nella mia ingenuità, pensavo che in questi ambienti venisse data la precedenza ai classici, e invece di classici non c'è quasi l'ombra e il 90% dei libri, o anche di più, sono recenti e arrivano, possibilmente, dalle liste dei vincitori di premi vari e dei best-seller. Mi domando che senso ha tutto ciò. Voglio dire, se voglio leggere ciò che va di moda al momento e che leggono tutti mi basta guardare le classifiche di vendita ufficiali, non ho bisogno che sia la biblioteca a propormeli. Quando ho sollevato la questione dei criteri di scelta, mi è stato risposto che bisogna che ci siano abbastanza copie cartacee a disposizione per tutti gli aderenti al gruppo di lettura nel circuito delle biblioteche di zona (e fin qui concordo) e mi è stato detto testualmente che sì, avrebbero potuto inserire qualche classico in più però, insomma, la cosa si sarebbe fatta noiosa. Ora, se oggi un libro vince un premio e vende magari ci sarà un motivo (anche se spesso queste due cose non vanno di pari passo con la qualità), ma perché penalizzare i classici? Tra l'altro, i classici non sono solo quelli del Settecento o dell'Ottocento... Se persino coloro che per primi dovrebbero promuovere la cultura nella collettività fanno certi ragionamenti, come possiamo pretendere che il lettore medio, l'uomo della strada diciamo, abbia una visione diversa?
RispondiEliminaMi permetto di risponderti, o meglio di portare la mia esperienza analoga al book club. Vera la questione spesa, se i libri sono disponibili al prestito è un gran vantaggio, io sono di Milano e il circuito delle biblioteche rionali è ovviamente bello fornito, ma zero classici e lo stesso problema di proporre libri urlati come best seller che poi, puntualmente, fanno pietà. Ho espresso con un certo vigore il mio dissenso, riassumibile anche nella frase "non ho bisogno di un circolo del libro per leggere Dicker o Gotto" sembra che ultimamente ci sia stato un miglioramento nelle proposte. Poi si vota mediante sondaggio whatsApp, ma nel complesso da me perlomeno il dibattito è sempre interessante, sui titoli c'è margine di miglioramento. Grazie Simona. Sandra
EliminaHo condiviso un'esperienza molto simile diversi anni fa. Segno che i metodi poi non sono certo nuovi con questi gruppi di lettura. La tendenza è scegliere titoli di successo in quel dato momento, quindi seguire il filo del successo urlato sui social e poi darsi un termine. Feci un tentativo, ma fallì perché fu misero proprio il confronto. Non ricordo precisamente il libro, forse Il senso di Smilla per la neve, ma non sono certissima. La trama era oggettivamente bella, però non generò riflessioni. Quelle può offrirtele la letteratura, i classici appunto, non la narrativa di consumo. È davvero irritante che spesso gli stessi bibliotecari scoraggino la lettura dei classici, come se seguissero pure loro interessi legati al libro di maggiore grido. Da queste parti le biblioteche sono consorziate, il prestito è condiviso, difficile mettere insieme tante copie, ma non del tutto impossibile. Diversi partecipanti ai gruppi di lettura preferiscono acquistare, ma le scelte cadono sempre sulla narrativa contemporanea più in auge in quel momento. Un bel confronto su un classico è cosa rara. E come dici tu potrebbero entrare in ballo anche classici del Novecento (si pensi al magnifico Steinbeck, ai grandi McCarthy, Roth, Nafisi, Morante, ecc.).
EliminaSempre bello leggerti da queste parti. :)
Ma sai che avevo sentito un racconto simile riguardo a questa lettura a blocchi? Mi sembrava talmente assurdo che avevo derubricato a millanteria, e invece ...
RispondiEliminaPersonalmente più vado avanti e più mi sento aliena.
Io ho iniziato a leggere la mattina, quando lo dico mi guardano tutti come se fossi pazza.
Pur di leggere, devo fare così.
Per un lungo periodo non sono riuscita a leggere in nessun modo, quindi non giudico, ora però sono strafelice di aver ripreso, nonostante i miei tempi siano moooooooooolto lunghi.
Anche a me sembra impossibile che esistano cose del genere, eppure... Insomma, mattiniera anche tu! Il mattino ha l'oro in bocca anche per le letture. :)
EliminaSiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii esatto!
EliminaE poi ci sono i booktoker che leggono a blocchi, ascoltano a velocità raddoppiata per poter fare video su tremila libri alla settimana. C'è tutto un mondo dove la lettura ha più a che fare con il numero di libri "letti" che non con la ricerca di un qualsiasi senso in questi libri.
RispondiEliminaConcordo in pieno. Tanta ma tanta fuffa.
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