Incipit: È tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di fare uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
È il primo libro che leggo di Vonnegut, un autore che mi prefiggevo di leggere da un po'. Mesi fa mi imbattei nell'annuncio di uno spettacolo teatrale tratto da questo libro e fui colpita anzitutto dal titolo.
Mi informai sul suo contenuto e seppi che lo avrei letto perché unisce un tema tragico a una scrittura originale, ironica, provocatoria, punzecchiante.
Per certi aspetti, assomiglia a Paul Beatty e al suo romanzo maggiore, Lo schiavista, che ho recensito qui. I fatti sono tragici, ma vengono narrati in maniera che definirei, banalmente, "leggera".
Ma così è troppo riduttivo.
Il libro, pubblicato nel 1969 (con una trasposizione cinematografica nel 1972), ha come suo nucleo il bombardamento angloamericano sulla città tedesca di Dresda, avvenuto nel febbraio 1945. In tre giorni di devastazione, tonnellate di bombe ridussero in macerie una delle città più affascinanti d'Europa, che era fino ad allora stata risparmiata dal fuoco della Seconda Guerra.
Negli ultimi mesi di un conflitto che causò più di 50 milioni di vittime nel mondo, la distruzione di Dresda rientrò nel vasto piano di accerchiamento della Germania, e per certi aspetti fu la risposta alla devastazione causata dai tedeschi a Coventry nel 1940 (da cui il termine "coventrizzare", come è riportato nel libro di Storia che adopero in terza).









