mercoledì 29 agosto 2018

Chi sono gli scrittori più ricchi al mondo e perché vendono tanto?

Rieccoci a bloggare dopo la pausa estiva (e il ritorno al vecchio e amato template), partendo da questa riflessione.
Lungi da me l'essere venale, la mia innocente ricerca ha seguito il filo rosso di una curiosità stuzzicatami da quella vecchia querelle riguardante la ghost writer Elena Ferrante
Ricordate tutto l'ambaradam del nome, della caccia all'autore, ecc. ecc.? Culminò con la pubblicazione dei redditi della signora sul Sole 24 Ore, con l'indignazione di buona parte degli scrittori italiani. E sì che la nostra aveva suscitato qualche invidia, visto che addirittura il Time l'aveva annoverata fra le persone più influenti al mondo. Forse proprio il successo negli Stati Uniti, costruito a suon di intrecci appassionati e di riserbo sull'identità dell'autrice, scatenò una ricerca finita nello svelamento di nome e guadagni. Un po' squallido, ma tant'è. 
Ebbene, per L'amica geniale, e/o Edizioni dichiarò un bilancio di più di 7 milioni di euro per il 2015 e contemporaneamente Anita Raja, nota per essere solo traduttrice per questo editore, fu compensata dall'editore con il 150% in più rispetto all'anno precedente, il che svelò si trattasse della stessa persona autrice del noto romanzo. L'inchiesta entrò nel merito di acquisto di immobili e quant'altro e diventò piuttosto molesta, mi fermo qui.

martedì 24 luglio 2018

Augustus - John Williams

Incipit: Lettera di Giulio Cesare ad Azia (45 a. C.)
Manda il ragazzo ad Apollonia.
Inizio bruscamente, cara nipote, così da disarmarti subito e rendere ogni tua eventuale resistenza troppo incerta e fragile per la mia forza di persuasione. 
Tuo figlio ha lasciato l'accampamento di Cartagine in buona salute: lo rivedrai a Roma entro la fine della settimana. Ho disposto che viaggiasse con comodo, affinché ricevessi questa lettera prima del suo arrivo.

John Williams non si è smentito. Dopo l'esperienza di Stoner, che trovate recensito qui, ho voluto curiosare nel resto della sua produzione e questo libro è arrivato al momento giusto. 
Qui ci troviamo dinanzi a qualcosa di nettamente diverso rispetto alla provincia americana in cui l'antieroe protagonista del romanzo più celebre di Williams si muove. Siamo dinanzi a un racconto di squisita natura storica, che non solo rivela studio delle fonti e rispetto della materia trattata, ma anche una certa passione da parte dell'autore. Mi ha sempre stupito che autori di calibro si interessassero alla storia romana al punto da produrre qualcosa che può essere definito di buon grado una biografia.

venerdì 20 luglio 2018

Il provino.

Stamattina ho fatto il primo provino della mia carriera artistica. Suppongo che potrebbe essere anche l'ultimo, anzi è probabilissimo, proprio per questo è importante fissarne il ricordo.
Ho sfiorato questa esperienza diversi anni fa, durante una masterclass con Sergio Rubini, che dapprima scelse un mio dialogo e poi me stessa per interpretarlo. Odiai stare dinanzi alla telecamera, io che sono molto più adatta al palcoscenico, ma fu indimenticabile in senso positivo. 
Per chiunque svolga attività teatrale, sottoporsi all'occhio attento di una videocamera e a quello vigile ed esperto di chi guarda e confronta, è utilissimo. Un'esperienza da fare, almeno una volta, perché ti mette dinanzi alle tue reali capacità, senza se e senza ma. 
C'è da dire che non recito da tre anni, l'ultimo ruolo fu quella Frida che mi coinvolse e sfiancò, poi mi sono limitata a qualche sostituzione in piccole parti, nulla di più. Il resto è stata regia. 
Amo fare regia, perché il regista espone sul palcoscenico la propria visione, il suo sguardo sul mondo. Il regista è come un burattinaio, un creatore che può tracciare un certo solco, un ricordo importante nello spettatore. Fare regia è straordinario, perché al pari di un artista del pennello "racconti" attraverso il tuo sguardo personale, pur rispettando alcune regole fondamentali. 
Perdere di vista la strada per il palcoscenico, però, non deve accadere
Anzitutto perché recitare è bellissimo, difficile, ogni volta una prova diversa. Poi perché è utile per chi, come me, deve continuamente impostare il lavoro interpretativo sugli attori e allo stesso tempo svolgere al meglio i laboratori di recitazione.

venerdì 13 luglio 2018

Per chi scrivere? (con una digressione su chi definire realmente "scrittore")

In queste lente giornate di luglio ho modo di tirare il fiato dopo il caotico anno vissuto (noi prof/teatranti non viviamo il classico anno solare ma l'anno scolastico/stagionale) e leggere leggere leggere. 
Sono alle prese con il bellissimo Augustus di John Williams, ma mi concedo "scappatelle" qua e là, una rilettura a qualche bel passaggio che ricordo di un determinato romanzo, o una sbirciatina a libri che aspettano. Uno di questi è Il mestiere dello scrittore, di Murakami Haruki. 
Non voglio sbirciare più di tanto, perché immagino sia un libro da gustare, ma prendo a prestito qui un bel capitolo del libro, dal quale rubacchio il titolo per questo post. 
È presto detto: secondo il nostro lo scrittore scrive per se stesso. La scrittura è un'emergenza, un bisogno, e vi si riversa la propria esperienza supportata dall'immaginazione.
Andiamo a noi "scrittori" virgolettato, secondo una bella definizione "scribacchini", forse addirittura preferibile "scriventi". Mi capita di leggere qua e là diversi nuovi autori. Mi arrivano molte email in cui mi si chiede di recensire un romanzo, per altro. Smetto dopo le prime quattro, cinque pagine. 
Perché? Andiamo per gradi.

domenica 8 luglio 2018

Tina - Pino Cacucci

Incipit: È la notte del 10 gennaio 1929. Mancano pochi minuti alle ventidue. Il cuore della capitale messicana è deserto. Sull'immenso viale del Passo de la Reforma sfilano silenziose le rare auto. Qualche passante infreddolito, un ultimo ubriaco che impreca verso una cantina chiusa. 
Un gruppo di cani randagi attraversa la Calle Abraham Gonzàles, indugiando per la luce che filtra dalla bottega del fornaio. Frugano in un cumulo di immondizia all'incrocio con Morelos. Il capobranco si irrigidisce. Annusa il vento secco, gelido. Scruta verso il fondo della via, vede tre figure che avanzano nell'oscurità.

Pino Cacucci, del quale avevo letto Viva la vida dedicato a Frida Kahlo, si conferma un fine narratore appassionato. 
Ama e conosce il Messico fin nei dettagli della sua storia, ciò lo ha portato a diverse pubblicazioni su questo controverso paese, una delle quali è la biografia di Tina Modotti, una pasionaria della vita e della politica. 
Mi ero imbattuta in questo personaggio ai tempi del mio spettacolo su Frida Kahlo, quando, ripercorrendo gli incontri importanti della celebre artista, avevo idealmente conosciuto questa italiana, nota perlopiù per essere stata fra i grandi fotografi dei fervidi anni Venti. Di fatto, Frida e Tina si conoscono nel periodo in cui Città del Messico ferve di vita culturale, accoglie intellettuali e artisti oltre confine, si determina nei circoli raccolti attorno ai salotti e nelle sere di canzoni e bevute. Saranno amiche ma la loro vicinanza è di breve durata, divise da modi diversi di intendere la rivoluzione comunista.

martedì 3 luglio 2018

Viaggio multimodale dentro me stessa

Tornare a riprendere il filo del discorso dopo settimane di assenza dal blog non è semplice. 
La scrittura esige continuità e capita di essere come storditi nel pensare a un nuovo post, ragion per cui rispondo all'invito di costruire un post come quello di Marco Lazzara, tentando di fare un percorso simil-psicoanalitico per immagini.
L'idea è piacevole, in particolare per chi fa dell'espressione artistica una delle componenti del proprio comunicare. 
E poi semplicemente perché amo l'arte, la letteratura, il cinema e la musica e raccontarsi attraverso un esempio è intrigante.  Fuori dal mio elenco, questo dipinto di Magritte, che esprime il senso del discorso e contiene un elemento per me fondamentale: il sipario e il doppio. Usciamo però dall'ambito strettamente teatrale e avventuriamoci in altre lande.

venerdì 22 giugno 2018

Mettere Peter Pan in scena è un'impresa titanica - Laboratorio teatrale 2017/2018

Fine di un anno di teatro, cominciato dal settembre scorso con la fondazione della mia associazione Carpe diem. Teatro e altre arti e culminato con un successo per certi aspetti inatteso: la messa in scena di Peter Pan
Non avevo dubbi che lo spettacolo del laboratorio ragazzi sarebbe stato questo, per quella serie di positive convergenze che al momento ho a disposizione, prima fra tutte l'attore giusto per interpretare il protagonista, Francesco Gheghi, conosciuto anche per aver preso parte al cast dell'ultimo film con Marco Giallini ed Elio Germano, Io sono tempesta (qui).
Francesco è un camaleonte, un "animale da palcoscenico", ha il sacro fuoco della recitazione nelle vene. Ci adoriamo reciprocamente e lo dimostriamo palesemente, ci abbracciamo, ci scontriamo, ci confrontiamo. 
Lui ha 16 anni, è un giovane virgulto, un diamante grezzo, ha un carattere solare e vulcanico. Ha il senso della battuta, è anche un comico nato. Gioca con le parole, imita bonariamente sua madre newyorkese, si destreggia fra provini, cinema, partecipazione a programmi televisivi (è stato il bravissimo Gigi nella fiction "Il ragazzo venuto dal futuro" nel programma tv Stasera casa Mika).
Bene, il Peter Pan perfetto porta automaticamente ad affrontare questa corazzata, che si è dimostrata tale in corso d'opera. L'ultimo mese ci ha portati a tre prove settimanali, una maratona in cui famiglie e allievi si sono destreggiati fra impegni e ultime interrogazioni a scuola, non ultimo l'esame di stato di due del gruppo.

domenica 20 maggio 2018

Si fa presto a dire "leggi!"

Ultimamente la mia tenacia riguardo al progetto di far leggere un libro al mese nelle mie due classi ha perso qualche colpo. 
Sono un tipo umorale, forse è un retaggio del creativo che c'è in me, non dovrei cedere a questa tentazione, da prof, ma è così.
Il mio umore è cambiato al momento di raccogliere i frutti di questo progetto, quando i ragazzuoli mi hanno presentato delle relazioni sulle letture fatte. 

Minimal, poca argomentazione, insomma deludenti. 
Anche lo stimolo del riportare una citazione dal libro letto non ha dato i frutti sperati. Qualcosa deve cambiare. Siamo alla fine dell'anno scolastico, quindi ogni correzione di tiro andrà pensata per il prossimo anno o tutt'al più per qualche giudizioso che in estate leggerà almeno un paio di libri. 
I ragazzi vedono imporsi questa cosa come prettamente "scolastica". Insomma, leggo perché rientra fra i compiti che mi ha dato la prof. Ma se leggo solo perché è un compito specifico, come faccio a percepire la lettura come qualcosa di piacevole, come faccio a diventare un lettore?
Mi autocito, ribadendo quello che ho scritto qui.

lunedì 14 maggio 2018

Blog tour "Come un dio immortale" - Lyra



Partecipo volentieri al Blog tour sull'ultimo avvincente romanzo di Maria Teresa Steri: Come un dio immortale, che ho recensito qui
Nell'istante in cui ho deciso di partecipare, sapevo già che il mio tema preferito sarebbe stato la sua protagonista femminile: Lyra. La rossa, affascinante, misteriosa Lyra mi ha colpito fin dalla sua prima descrizione, quando Flavio, risvegliandosi dopo essere stato aggredito, sente il battito del cuore fermarsi alla vista di un paio di occhi cristallini di un azzurro screziato di grigio che lo fissavano spalancati. Appartenevano a una giovane donna dalla pelle bianco latte, le guance appena velate di rosa e spruzzate di lentiggini. 
Lyra è il perno attorno al quale la vicenda si dipana, è l'anello di congiunzione fra il mondo di Flavio e quello incorporeo, il mistero incarnato, in un misto di fragilità e di forza che continua a farmi ritenere questo personaggio assolutamente adatto alla scrittura di un prequel sulle sue vicende. 
Ora la parola a Maria Teresa, che ci offre un'analisi molto accurata di questo personaggio.

mercoledì 9 maggio 2018

Come conservare i libri?

A raccolta, blogger, perché vorrei offrirvi la possibilità di riflettere su un argomento alquanto trascurato riguardante i libri: la loro conservazione
Credo che tutti sappiate che i libri si possono ammalare. Ebbene sì, la carta è sottoposta a un deterioramento impercettibile eppure distruttivo. 
Facciamo prima un po' di chiarezza: concordo con chi afferma che i libri non si possano conservare per sempre, che vanno usati, consumati, vanno fatti circolare perché di fatto veicolano idee. 
I libri sono dopotutto dei contenitori, quello che conta è il loro contenuto.
In virtù di questa premessa, alzi la mano chi non ha a cuore la manutenzione e il destino dei propri amatissimi tomi. Ben pochi. 
Se è normale chiedersi come si siano formate le nostre biblioteche e a chi lasceremo i nostri libri non possiamo non porci affatto il problema della loro "manutenzione".
In Italia, dal 1938, esiste un luogo dove si studiano tutti i modi possibili coi quali un libro si può ammalare. È l'ICRCPAL, l'istituto che si occupa della tutela e il restauro del patrimonio librario, un tempo noto come Istituto per la patologia del libro
Sono entrata in questo mondo nell'anno di studio presso la Scuola vaticana di biblioteconomia - ne racconto qualcosa qui - quando in una delle nostre visite fuori aula ci portarono in questo luogo di delizie. L'istituto tuttora si occupa del restauro e la conservazione di importanti beni librari ed è specializzato anche nella conservazione preventiva di tali beni. In particolare, il lavoro si svolge su incunaboli e carte provenienti anche dal resto del mondo. Il suo prestigio è a carattere internazionale.

I nemici giurati del libro
- umidità (la principale causa di degrado, provoca variazioni pericolose, le pagine si macchiano, si appiccicano, i libri assumono il classico odore di stantio),
- calore (dannosi sia riscaldamenti che condizionatori, candele, stufe, radiatori),
- luce diretta del sole (sbiadimento, sbalzo di temperatura),
- carico sui libri (si impedisce che la carta "respiri")
- polvere (lascia che proliferino piccoli parassiti come il classico "pesciolino d'argento")
- insetti (spesso fanno nidi fra i libri, anzi vanno a crearcisi micromondi) 

Cosa possiamo fare:
- tenere le nostre librerie lontano da fonti di umidità come cucina e bagno, se poste in un seminterrato, evitare di posizionarle su un lato non abbastanza arieggiato; 
- scegliere il più possibile una parete lontano dai termosifoni, evitare il caldo secco con ogni mezzo;
- ricordarsi di non lasciare che la luce diretta del sole baci la nostra libreria, proteggiamola almeno tirando una tenda
- riporre i libri sempre in posizione verticale, non divertiamoci a comporre tetris, belli a vedersi e utili per risparmiare spazio ma dannosissimi; 
- spolverare almeno due volte all'anno i libri, uno per uno, con un pennello morbido lungo la costa e le pagine (evitare assolutamente stracci umidi, saponi e sgrassanti), e coprire i libri se si fanno lavori di muratura;
- non riporre piante troppo vicino alle librerie, da lì a un'infestazione di insetti il passo è breve, oppure con un rimedio della nonna, lasciare qualche grano di pepe nero sugli scaffali di librerie in legno (valgono anche menta, lavanda e rosmarino).

Libreria "Acqua alta" a Venezia: caratteristica ma anche luogo di pessima
manutenzione del libro. Varrebbe comunque una visita per il suo "folklore".

I libri vanno protetti anche dai loro lettori (!)
- non sfogliamoli con mani umide 
- non pieghiamo gli angoli delle pagine 
- non sottolineamoli 
- non lanciamoli
- non consumiamo cibo mentre leggiamo
- non usiamoli per la gamba più corta del tavolino

Ok, quest'ultima parte era fra il serio e il faceto 😁 
Valgono poche e precise regole: se vogliamo proteggerli, vanno ben riposti, puliti, usati correttamente. Insomma, rispettati. 
Credete di rispettare queste regole? Che tipo di conservatori di libri siete?