martedì 26 settembre 2017

Il valore del dialetto (ovvero: il Vernacoliere)

Facciamo una riflessione molto seria: siamo tutti d'accordo che il dialetto abbia un valore indiscutibile? Me lo auguro, anzi forse non ne dubito neppure. 
Amiamo leggere e scrivere in italiano corretto, ma probabilmente ci capita anche di imbatterci nel dialetto dei nostri luoghi di origine o di adozione. Io mi colloco fra il cosentino e il romano (spesso coniugato in "romanaccio"). Se parlo in dialetto è presto detto. Ogni volta che mi ritrovo in famiglia, a Natale o in estate, mi piace abbandonarmi a qualche intercalare. Non che mi esprima esclusivamente in dialetto, ma mi piace calcare la mano e riderci su. Fin da piccola non sono stata abituata al dialetto.  Forse in fondo perché si incontravano nella mia famiglia definizioni calabresi e siciliane, e nessuna prevaleva sulle altre, semplicemente convivevano felicemente e i miei parlavano in italiano.
Alcuni miei cugini rimasti al sud lo parlavano e parlano tuttora correntemente, mia madre e le mie zie lo adoperano come lingua pressoché esclusiva. Io ho fatto orecchio da un ventennio al romano, in tutte le sue flessioni dei paesini a sud della capitale, che qui si chiamano Castelli. Finché non ci vivi, tutti sembrano parlare in romano, ma poi ti rendi conto che esistono differenze sostanziali.

martedì 19 settembre 2017

L'Albero della vita



Gran finale dei tre post dedicati alla mia nuova associazione culturale: la scelta dell'Albero della vita come simbolo di questa esperienza in fieri
Scelta ambiziosa, apparentemente, giacché è noto il significato esoterico di questo albero. Nucleo della simbologia celtica, della Cabala, di quella cristiana, di culture di tutto il mondo, questo prezioso albero è una sorta di archetipo trasversalmente e universalmente valido per il suo aspetto possente, la sua bellezza, i numerosi significati e rimandi. 
Una sorta di creatura traboccante vitalità e forza, non è difficile comprendere perché sia diventato il nucleo simbolico per eccellenza. Vediamo alcuni suoi significati.

lunedì 11 settembre 2017

Carpe diem!

Quinto Orazio Flacco (65 a. C. - 8 a. C.)
Eccomi al secondo dei tre post dedicati alla mia nuovissima esperienza di presidente e promotrice di laboratori ed eventi di un'associazione culturale. Trovate qui il primo. 
Veniamo alla scelta del nome: Carpe diem. Teatro e altre arti.
Sapevo che questo nome è già diffusissimo, basta googlare e si viene investiti da una gragnola di luoghi, progetti, band, associazioni con questo nome. Intanto, ho cercato di ovviare con questa omonimia imperfetta che permette il "sottotitolo", ma poi non potevo proprio rinunciarvi. 
"Carpe diem" foneticamente suona bene, è un termine noto, di facile memorizzazione, e fa pensare a cose belle. 
E poi mi è particolarmente caro, perché è il nucleo di Foglie d'erba: questo spettacolo è stato e continua a essere per me il punto di svolta artistico e umano del mio percorso teatrale. 
Al di là del legame affettivo, vediamo di capire meglio cosa significhi questa espressione e perché, e come, si accorderebbe con il concept dell'associazione. Cominciamo dal principio. 
Troviamo questo piccolo grande gioiello fra le Odi di Quinto Orazio Flacco, uno dei massimi poeti latini del I sec. a. C. Fine conoscitore dell'animo umano, Orazio fa propri alcuni principi della filosofia stoica ed epicurea, arrivati a Roma dal mondo ellenistico e ampiamente diffusi e approfonditi in quello latino.

venerdì 1 settembre 2017

Ho fondato la mia associazione culturale (realizzare un desiderio atavico rende tutto più bello)

Si torna a bloggare nel giorno in cui parte ufficialmente l'anno "cultural-teatrale" della mia neonata associazione 
Carpe diem. Teatro e altre arti
Ebbene sì, ho fatto il salto, ci sono dentro, si parte. Mi si potrebbe opporre la semplice risposta "beh? che ci sarebbe di speciale? migliaia di associazioni nascono ogni giorno". Il punto è che la mia Carpe diem è il frutto di riflessioni profonde, di pensieri ponderati a lungo e metabolizzati a rilento. 
Non so chi di voi abbia esperienza di associazionismo, ma vi assicuro che sia la fondazione che il mantenimento sono un affare complesso. Sì, perché nel momento in cui smetti di essere un comune cittadino che occasionalmente si riunisce assieme ad altri e dà vita a eventi culturali e diventi un ente vero e proprio, ti si schiudono dinanzi onori, sì, ma anche una gragnola di oneri. Ecco il motivo per cui ho voluto che fossimo solo tre fondatori e tutti nell'ambito della stessa famiglia. Va da sé che le norme di un'associazione impongano che ci sia la massima democraticità e intercambiabilità fra le parti, ma col tempo devo fare in modo di includere poche e fidatissime persone fra i vertici. 
Essere presidente di un'associazione significa esserne allo stesso tempo rappresentante legale. In sostanza, io rispondo di tutto ciò che riguarda il civile e il penale di quello che vi accade all'interno, fra i soci e le attività culturali che si svolgono.

lunedì 24 luglio 2017

Lo schiavista - Paul Beatty

Incipit: So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato, incurante delle regole del mercantilismo e delle prospettive di salario minimo. 

Per la prima volta ho la sensazione di trovarmi dinanzi a un libro difficile da recensire, perché difficile da definire. 
Da lettrice, dico che ho impiegato un bel po' a finirlo - l'ho interrotto un paio di volte, in effetti - complici lo slang tipico dei ghetti di periferia di cui è disseminato, la velocità a cui si muove la storia, e in definitiva il genere stesso in cui è collocato. 
Poi ti convinci che sono solo alcuni aspetti di questo interessante affresco della situazione razziale statunitense - col quale il suo autore ha per altro vinto il Man Booker Prize 2016 - così come è adesso, dopo secoli di una storia che ha attraversato fasi di razzismo dichiarato e che è arrivata a essere specchio di una democrazia in cui ancora e ancora i diritti del popolo nero non esistono e i bianchi monopolizzano storia e cultura. 
Ma non voglio arzigogolare, veniamo all'intreccio. Protagonista Bonbon, un giovane nero di Dickens, cittadina inventata da Beatty sulla falsariga delle numerose frazioni delle metropoli americane, quelle in cui la storia nel tempo ha spinto i reietti, in questo caso la popolazione nera di Los Angeles.

martedì 18 luglio 2017

Liebster Award 2017

Eccomi qui, di ritorno da un viaggio in Sicilia che mi ha lasciato frastornata di bellezza. 
Mi riaffaccio sul blog e mi vedo insignita di un bel premio: il Liebster Award (il mio Mac me lo corregge continuamente a Lobster, ma non si tratta di aragoste) da parte di Ivano Landi - trovate il post qui
Non è il primo "coccardone" che ricevo, già lo scorso anno ne ero stata insignita da Cristina Cavaliere, ed ecco questo piacevole bis. 
Ebbene, procediamo con tutto ciò che occorre.
Le regole:

1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori".
4. Proporre a vostra volta undici domande. 

1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
Ringrazio Ivano Landi, del blog Cronache del Tempo del Sogno, che mi ha insignita del premio. Il blog di Ivano è uno di quelli che frequento assiduamente e Ivano è stato uno dei primissimi blogger che ho conosciuto quando ho messo su questo posticino. Insomma, la stima negli anni continua. 

mercoledì 28 giugno 2017

Harry Potter: come è nata una leggenda editoriale

Il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante. Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano. 

Così inizia il primo dei libri di una saga divenuta leggenda: 450 milioni di copie vendute, tradotta in 77 lingue - fra cui latino e greco. 
I più conoscono la storia di Harry attraverso i ben noti film trasposti dai romanzi, ultimamente poi ne è stata fatta una versione per il teatro, ma qui mi voglio soffermare sulla loro versione originale.

Non occorre illustrarne la trama rischiando di ammorbare i lettori, andrò al nocciolo della questione, con l'aiuto di un piccolo libro che acquistai a pochi anni dall'uscita del primo volume della saga: La maga dietro Harry Potter. La biografia di J. K. Rowling, scrittrice di fama mondiale. 
Come è nato il fenomeno letterario che ha letteralmente travolto il mercato editoriale in dieci anni di pubblicazioni? Mettetevi comodi e gustatevi questa storia, se avrete la curiosità di leggerla.

martedì 20 giugno 2017

I familiari sono nostri lettori?

Oggi propongo un'altra riflessione. Chi ha un blog ama scrivere, su questo non c'è dubbio, e spesso chi ha un blog è anche autore/autrice di narrativa
La mia esperienza in quanto "scrittrice" (il virgolettato è dovuto al dubbio riguardo al poter essere o meno definita tale) tocca sia l'ambito teatrale - avendo scritto diverse drammaturgie - che quello più squisitamente legato alla narrativa, avendo fatto l'esperienza di scrivere un romanzo di genere storico diversi anni fa. 

Prima di scoprire la scrittura per il teatro, mi era congeniale quella classica, con tanto di macchina da scrivere (mio padre mi procurò una Olivetti quando terminai il liceo) e poi tastiera dinanzi al pc. Racconti, brevi fiabe, un paio di tentativi di romanzo, tanto disegno, e poi, dopo la laurea e anni in cui dovevo inventarmi il modo di trascorrere il giorno, viene fuori questo romanzo. Ne ho accennato in questo post, per altro, che riguarda alcuni dei luoghi in cui è ambientato. 
Quando terminai il romanzo, lo impaginai in formato A5 e lo feci stampare e rilegare in tipografia in alcune copie, per poterlo distribuire a sorella, zie, amica, riservando una copia per me.

mercoledì 14 giugno 2017

A chi lasceremo i nostri libri?

Stamani, libera dal lavoro, mi adagio sul divano dinanzi alla mia libreria e guardo gli scaffali. E rifletto.
Ammetto che questa riflessione non mi è nuova, sarà perché i libri, questi libri, mi sono cari, si trovano qui perché frutto di percorsi, gusti, età diverse.
Se è vero che non comprerei oggi Va' dove ti porta il cuore della Tamaro, è pur vero che appartiene a un momento preciso della vita, quando avevo bisogno anche di questa narrativa; e poi quel Fai bei sogni di Gramellini, che mi è stato regalato comunque da una persona cara, è lì dov'è perché mi ricorda quella persona; per fortuna campeggia in interi scaffali la stragrande maggioranza dei miei libri prediletti, che non tradirei mai, dalla collezione di Dickens fino alla serie di Malaussène di Pennac, i vari Lessing, Allende, Rowling, Murakami, Baricco, i grandi classici francesi e inglesi, ecc. Insomma, ciascuno di questi libri, siano essi acquistati o regalati - o ricevuti in prestito e mai restituiti (sic!) - rappresentano un pezzetto di vita e hanno importanza anche per questo.

martedì 6 giugno 2017

Alice nel Paese delle Meraviglie - Laboratorio teatrale 2016/2017

Mi sembra quasi irreale essere arrivata a scriverne, ma eccomi qui, a fare il punto di una delle esperienze più belle del mio fare teatro. 
I ragazzi, i miei magnifici variopinti ragazzi - ma io ho messo insieme adulti, bambini e ragazzi nell'esperienza di quest'anno - del laboratorio, sono andati in scena lo corso 31 maggio, con grandissima ovazione di pubblico. C'è da dire che la decisione di mettere in  scena il celebre romanzo di Lewis Carroll mi parve azzardata nello stesso istante in cui la presi diversi mesi fa, ma nonostante i tanti momenti in cui ho dubitato della riuscita di questo progetto, qualcosa mi diceva che sarebbe andato tutto bene. 
Va bene, per un attimo cedo alla vanità e scrivo questa cosa. C'è chi ha detto che sono una specie di "Creso" del teatro. Parto con un'ideuzza, sembra una uguale a tante, poi col tempo accadono delle cose, e tutto si trasforma in qualcosa di insolito, speciale, unico. Accade ogni volta "qualcosa". Finirò col crederci.
Comincia a esserci un pubblico di aficionados, quelli che vengono a vedere perché sanno di aspettarsi qualcosa di speciale, allora, si sa, è come se ogni volta ci si dovesse inventare qualcosa di nuovo. Anche se stavolta si è trattato di uno spettacolo di fine laboratorio, quindi con tutte le incognite del caso. 
Fatto sta che invece è andata più che bene, che ci sono moltissime richieste di repliche e che ricevo la richiesta di vederlo da parte dei tanti che non hanno potuto assicurarsi un biglietto perché i posti erano terminati. Ora faccio un falò di questa vanità e vado al sodo.