mercoledì 26 aprile 2017

Diario - Anne Frank (ovvero quando l'immaginazione è salvifica)

Spero che potrò confidarti tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero mi sarai di gran sostegno.

Con questa premessa si apre uno dei libri più noti al mondo,  quello che si può definire "un caso editoriale senza precedenti" - tradotto in 60 lingue, venduto in più di 30 milioni di copie, trasposto in opera teatrale, pellicola cinematografica, serie tv, cartone animato. Fra i suoi lettori illustri perfino Nelson Mandela durante la sua prigionia.
Premetto che non sono alla prima lettura del celebre Diario, forse anzi non potrei contare le volte in cui lo abbia letto, o scorso alcune pagine, o tratto delle citazioni da leggere in classe. Questa volta però l'intento è stato diverso: voglio trarne una mia versione teatrale. 
L'idea di portare la storia di Anne Frank sul palcoscenico deriva dall'avere in questo momento del mio percorso artistico alcuni elementi che ben si accordano con una storia come questa. Ho la mia Anne, insomma, individuata da tempo in una delle giovani attrici dello spettacolo tuttora in cartellone Foglie d'erba di cui ho scritto qui e di cui Marina Guarneri ha scritto qui un magnifico post. Ho la mia Anne, ma non voglio raccontare la stessa storia vista a teatro da quando Frances Goodrich e Albert Hackett nel 1955 ne scrissero un adattamento teatrale che ancora oggi spopola sui palcoscenici in Usa. Insomma, la mia sarà una storia nella storia, per il momento un'idea alla quale darò forma nelle prossime settimane.

mercoledì 19 aprile 2017

Se Calvino non avesse disobbedito - Dai diamanti non nasce niente 3

Dopo la prima e seconda parte, che trovate qui e qui, torniamo alle nostre dissertazioni sui giardini con una curiosità sconosciuta ai più. 
Attingo nuovamente al bel "Dai diamanti non nasce niente" di Serena Dandini, per raccontarvi di una disobbedienza al padre andata a buon fine, anzi provvidenziale. Mettetevi comodi, perché vi stupirà. 
Italo Calvino, il genio di Lezioni americane e de Il sentiero dei nidi di ragno, solo per citare due delle tante opere della sua fervida attività di scrittore, rischiò di diventare un botanico e di rinunciare a essere il grande e celebre Calvino che tutti conosciamo. Ma andiamo per ordine.
Il padre di Italo, Mario Calvino, era a suo tempo un botanico di fama e dirigeva la Stazione sperimentale per la floricoltura di Sanremo. Fra i suoi allievi ebbe colui che fino allo scorso anno, prima della sua scomparsa a 91 anni, fu uno dei grandi vecchi della botanica e floricoltura mondiale, Libereso Guglielmi
Libereso, un nome strano e inconsueto datogli dal padre e che significa "libero di pensiero, parola e azione", ebbe fra i suoi migliori amici proprio Italo, al tempo in cui, entrambi ragazzi con soli due anni di differenza, trascorrevano giornate intere in giardino, "io con gli arnesi da lavoro a imparare il mestiere, lui a scrivere".

sabato 8 aprile 2017

Cos'è il talento?

A scuola, durante quattro chiacchiere fra colleghi - si parlava dei diversi stili di apprendimento degli alunni - è venuta fuori una bella quanto controversa parola: talento
Se per lunghi periodi sembra svanire, in altri torna prepotentemente, quasi a volersi fare strada in ambiti differenti, quelli almeno che mi capita di frequentare. A scuola se ne parla poco, perché "le eccellenze", come si usa definire gli alunni che hanno ottime capacità un po' in ogni materia, sono rare, anzi una specie in via di estinzione. 
Nell'ambito dell'apprendimento di abilità e di competenze, termini cari al nostro burocratese, ci sono in effetti elementi di spicco, che spaziano fra logica, umanistica e creatività con disinvoltura. Ma è adeguato definirli dei "talenti" pur in materia scolastica? Non so. Ne dubito. Credo che talento sia un termine in certo senso "estremo", e se mi affaccio su qualsiasi dizionario ne trovo conferma. 
Intanto, sapevate che deriva dalla parabola dei talenti narrata in Matteo 25, 14-30? Se vi va di leggerla, si trova qui. Insomma, si tratta di un'unità di peso, più spesso di una moneta, in uso anticamente presso Ebrei e Greci.

martedì 4 aprile 2017

Il mondo là fuori e la mente ondivaga

Negli ultimi due giorni ho fatto un'esperienza strana, a tratti kafkiana, a tratti banalmente comune. Insomma, avevo un problemino di salute - da lungo tempo, noioso, avvilente - che andava risolto e mi sono decisa a farlo (anche dietro insistenza del medico). 
Degli ospedali detesto tutto: l'ingresso del Pronto Soccorso affollato, gli ascensori di metallo freddo, i corridoi dal pavimento lucido, le stanze dove in due si entra appena. Pur trovandomi in uno dei grandi ospedali di Roma, e non in una di quelle grottesche realtà del sud, non trovo alcuna differenza. Neppure l'odore di ambiente asettico sopporto. Insomma, mi ritrovo catapultata e immersa in questo mondo e ne traggo qualche spunto.
Umanità varia, molte persone di altre nazionalità spesso strapazzate dal personale. Diverso l'atteggiamento nei miei confronti, mi sono sentita trattare con gentilezza e perfino con giovialità.
Deve essere un piccolo intervento ambulatoriale e diventa invece un intervento in sala operatoria, quindi tutta la trafila di documentazione e di prelievi prima del grande evento.

mercoledì 29 marzo 2017

A scuola in trincea: genitori vs insegnanti.

Fa parte del dibattito attuale riguardante la scuola, la perdita di credibilità delle istituzioni, la perdita di autorevolezza della figura del docente. Tutto insieme, in un circolo vizioso che si ripresenta ogni anno in forme inedite.
Mi pare di avere già avuto modo di descrivere il mio modo di essere insegnante, per la precisione prof di Italiano, Storia e Geografia alle medie: spiegazioni "dinamiche", interattive, uso di materiali multimediali per rendere più vivace la lezione, verifiche scritte con temi anche singolari come riflessioni sul "talento" o su "come vorrei fosse la scuola", spinta verso il senso critico, dialogo come se piovesse, dentro e fuori l'aula. In generale posso descrivermi come un'insegnante attiva, me stessa in cattedra, senza "maschere istituzionali"
Insegno dal 2002, passata in ruolo nel 2008, con un'esperienza che ogni anno accresce il punto di osservazione di nuovi spunti, chiarisce i pro e i contro di questo mestiere. Se vi va di dare un'occhiata ad alcune mie "visioni" sul problema scuola, fatevi un giretto fra questi post.

giovedì 23 marzo 2017

Di teatranti, di spettatori e di cellulari molesti.

Il cartello all'ingresso dei tecnici, Teatro La Fenice, Venezia
Se si scrive di teatro, soprattutto se nel frattempo lo si pratica, diventa necessario improvvisamente dedicare uno spazio allo spettatore
Chiunque faccia esperienza di palcoscenico sa perfettamente che senza spettatori il teatro diventa impossibile. Per dare forza a questo principio, attingo a un passaggio di Grotowski, che sul rapporto attore-spettatore ha scritto pagine notevoli. 
Il teatro, nella sua più autentica essenza, è ciò che accade tra l'attore e lo spettatore. [...]
Nella  relazione tra attore e spettatore si instaura un flusso immaginativo che permette il contemporaneo manifestarsi di identificazioni e disidentificazioni, l'attivazione di emozioni e il giudizio, l'assorbimento e l'osservazione distaccata. 
Insomma, un nobile relazionarsi, un essere parte di un organismo unico, in cui il palcoscenico si fonde con la platea e questa "creatura" che è l'arte del teatro respira, vive. 
Ci sono fior di studi sulla fenomenologia dello spettatore, molti dei quali studiano questo indispensabile fruitore per creare strategie di attrazione, per andare incontro ai suoi gusti e per dirla tutta per fare in modo che il teatro non soccomba del tutto.

lunedì 20 marzo 2017

La fore-edge painting: quando il libro è pura arte.

Non è un segreto che per secoli il libro sia stato un vero e proprio strumento di "ostentazione sociale", volendo usare un termine un po' estremo, insomma uno status symbol. Diverse cronache riportano notizie riguardo ad alcuni incunaboli - i primi libri a stampa - acquistati o appositamente commissionati da famiglie potenti perché potessero fare bella mostra di sé nelle sale di rappresentanza. 
Un esempio è stato per diverso tempo il Canzoniere di Petrarca. Doveva essere tenuto esposto aperto perché gli ospiti potessero prenderne visione. Si trattava di libri rari, decorati finemente, rilegati con finiture di pregio. 
Se si pensa che la fantasia di un decoratore particolarmente creativo si esaurisse nel realizzare sontuose illustrazioni, si è fuori strada, perché diversi secoli fa comparve una tecnica assai affascinante, intrigante, la cosiddetta "pittura sul bordo anteriore". Vediamo di cosa si tratta.

domenica 12 marzo 2017

La saga dei Cazalet: Gli anni della leggerezza - Elisabeth Jane Howard

Incipit: La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia (sua madre gliel'aveva regalata quando era andata a servizio) si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra il suo Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro la parete; perfino l'estate odiava alzarsi, e d'inverno capitava che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. 

Mi sono lasciata incuriosire dalla ormai arcinota saga dei Cazalet e qualche mese fa ho acquistato i primi tre volumi. Una consistente spesuccia che mi sono concessa affidandomi alle numerose recensioni che ho letto a riguardo, a dir poco entusiastiche.
Non sono avvezza alle saghe, quelle che ho letto si contano sulle dita di una mano. In quelle in cui mi sono imbattuta ho trovato ampia soddisfazione e "nutrimento" - vago riferimento al post precedente - se penso ad esempio alla saga di Harry Potter o a quella di Monsier Malaussène di Pennac.
Con i Cazalet si deve essere fin da subito consapevoli di questi punti fermi, altrimenti non si può cominciare:

martedì 7 marzo 2017

"Divorare Proust è un ossimoro"

Prendo a prestito una frase dell'amica blogger Marina Guarneri, che al termine della prima tappa del suo tour proustiano, descritto assai bene qui, commenta esprimendo le sue idee riguardo al predisporsi a questo tipo di lettura con l'idea di un'immersione
Parto dal presupposto che condivido totalmente il suo parere a riguardo, che più che un parere finisce con l'essere condizione essenziale per una lettura vera della celebre Recherche
Parto da questo presupposto ma vado oltre ed estendo la cosa a tutto quello che può definirsi "letteratura". Già in questo post un paio d'anni fa avevo argomentato sul mio scetticismo verso coloro che dicono di "divorare" i libri, manco fossero brasati di manzo della migliore tradizione culinaria. 
Che significa "divorare un libro"? Ma soprattuto che significa questa espressione applicata alla lettura di Proust, Dickens, Goethe, i grandi russi, solo per fare qualche esempio?
Tutt'al più si possono divorare un Fabio Volo, un Gramellini, una Gamberale, una Tamaro, qualche romanzino chick lit. Ecco, questi si possono divorare in una sera, una domenica pomeriggio o sotto l'ombrellone in mezzo a bambini urlanti e sabbia infilata nel costume. 

giovedì 2 marzo 2017

Consigli ad un giovane scrittore - Vincenzo Cerami

Riprendo in mano dopo alcuni anni un piccolo libro di Einaudi Stile Libero per me doppiamente prezioso, perché contiene un ex libris di rilievo: dedica con firma del suo autore. 
Ho conosciuto Vincenzo Cerami - per intenderci lo stesso scrittore candidato all'Oscar per la sceneggiatura de La vita è bella e l'autore di Un borghese piccolo piccolo, solo per citare un paio di cose - diversi anni prima della sua scomparsa, in occasione di un incontro che tenne nella Biblioteca comunale di Ciampino, città in cui era vissuto ai tempi delle scuole medie.
Fu un incontro bellissimo, nel quale rimasi colpita dalla preparazione e la disponibilità a una vera e propria conversazione che si tenne con diversi cittadini del luogo. Io avevo con me questo libriccino che avevo consumato sottolineandolo e prendendo appunti nel periodo dei miei studi di Drammaturgia e lui fu felice di lasciarmi una traccia di sé che conservo con cura. 
Questo testo tocca alcuni punti nevralgici delle regole di una buona scrittura e si rivolge a coloro che vogliano cimentarsi anche nella scrittura per il teatro, il cinema e la radio. L'aspetto interessante sta proprio nel confronto delle diverse modalità di comunicazione: se intendo scrivere un libro, le regole per farlo saranno poi così diverse da quelle che dovrei osservare per scrivere un testo per il cinema o per la radio o per il teatro? Vediamo cosa emerge. 
Anzitutto mi piace molto un principio che Cerami esprime: le regole, in arte, vengono in un secondo momento, si scoprono dopo averle applicate. 
Sembrerebbe un paradosso se non fosse che il suo autore ebbe da ragazzino un insegnante di Lettere come Pier Paolo Pasolini. La loro amicizia rimase vivissima anche dopo le scuole - al punto che ne sposerà la cugina - e ciò diede modo a Cerami di guardare da vicino questo suo illustre maestro.