venerdì 13 maggio 2016

Liebster award 2016... il magico momento dei bloggers (con aggiornamento).

Nel mio secondo anno di blogging mi imbatto per la prima volta in un premio, che vuole essere un ringraziamento e un'opportunità di scambio... un'idea niente male, insomma. Assegnatomi da Cristina Cavaliere - che ringrazio e abbraccio virtualmente - del blog Il manoscritto del cavaliere, mi lancio in questo divertente post. 
Il Liebster award, un bel nome di cui ignoro l'origine, è stato ideato un lustro fa da qualche blogger molto simpatico e viene assegnato a blog con meno di 200 follower. Orbene, che s'ha da fare una volta insigniti del premio? Procedo.

1. Ringraziare, e qui faccio il bis, chi ci ha premiato. Cristina è una vivacissima blogger praticamente esperta di Storia medievale. Non mi perdo neppure uno dei suoi post. Il suo merito è anche quello di saper coinvolgere gli altri blogger in curiosità, riflessioni attorno a un determinato tema. Insomma, una blogger doc.

martedì 3 maggio 2016

Le mie "indiscrete" risposte cinematografiche

Non ho saputo resistere all'auto-intervista che è circolata le settimane scorse fra alcuni blogger di mia conoscenza - ideata da una simpatica blogger in questo post - ergo mi lancio anch'io in questo "meme" sulla settima arte. Premetto che sono stata una grande appassionata di cinema e lo resto per quello che può concedermi il tempo da dedicare a un buon film. Molti anni fa, negli anni Novanta per la precisione, collezionavo il mensile Ciak, ed c'è stato pertanto un periodo in cui potevo definirmi abbastanza esperta riguardo a questo mondo. Ora lo sono molto meno, doveroso precisarlo, ma sono in compenso diventata molto più esigente e selettiva. Partiamo.

1. Il personaggio cinematografico che vorrei essere.
Farò altro riferimento a questo film, che resta il mio preferito, pertanto dico che vorrei per un giorno svegliarmi nei panni di Sally Albright dello splendido e ineguagliato Harry ti presento Sally.

sabato 23 aprile 2016

Nel 400enario della morte di Shakespeare

Quattro secoli esatti dalla sua morte - almeno secondo una biografia che si vuole accreditata - da quel 23 aprile 1616 nel quale il Bardo lascia questo mondo di vivi per salire nell'Olimpo dei grandi, dei geni indiscussi. 
Ineffabile, se devo pensare a un termine che descriva la vera natura di questo drammaturgo non posso che definirlo così, e lasciarlo in fondo non-definito, perché forse non può esistere una descrizione per ciò che è troppo vasto e troppo ricco di sfaccettature. 
Ma chi è Shakespeare?
Sì, perché attorno alla sua identità aleggia il mistero da secoli, e non sono bastate generazioni di studiosi per venirne a capo. Se è possibile stilarne una biografia, questa non è altro che una manciata di notizie fugaci e vaghe. Due date precise: il 25 marzo 1616 firma il suo testamento e per quanto riguarda la sua nascita, documenti dell'epoca riportano un certo William Shakespeare battezzato il 26 aprile 1564 a Stratford. La data del 1582 lo vuole sposato a Anne Hathaway, tutto il resto riguarda via via l'anno di pubblicazione delle sue numerose e straordinarie opere. Il punto è che in discussione sarebbe la stessa esistenza di Shakespeare, e non è poco.

mercoledì 20 aprile 2016

I "no" che aiutano a crescere

Argomento quanto mai scottante al giorno d'oggi. Viviamo un'epoca in cui l'educazione è diventata chimera e azione quanto mai difficile. I genitori hanno perso l'antica fisionomia di adulti-modelli di riferimento e sono diventati "distributori di servizi". Lungi da me generalizzare, vivaddio esistono ancora ottimi genitori e ho il piacere di partecipare all'educazione dei loro figli. E non è impossibile imbattersi in ragazzi decisamente equilibrati, educati e intelligenti. Ma riferiamoci a quei figli che non hanno modelli di riferimento "forti".
Cosa si è rotto nel meccanismo di questi nuclei? Essere genitori è impresa difficile, ancora di più se il nucleo familiare si sfascia, per lasciare il posto ad uno strano ibrido, nel quale apparentemente i genitori sono punti di riferimento perché concordi su ciò che i figli devono "fare", ma poi si perdono totalmente quando c'è da affrontare un'emergenza o un problema che sta man mano indebolendo la crescita e la maturità dei loro figli o di uno in particolare. Subentra la recriminazione, anzitutto, come valvola di sfogo da parte di uno o di entrambi, che usano il problema per ricordare all'altro quanto è incompetente o inadeguato, poi, la maggior parte delle volte, uno dei due si rimbocca le maniche e cerca di rimediare al problema, accorgendosi al contempo di essere completamente isolato, perché l'emergenza dall'altro genitore non viene ritenuta tale, oppure perché ci si sente semplicemente inetti nell'affrontarla. Cosa resta ad un genitore che si trova dinanzi ad un caso simile?

martedì 5 aprile 2016

Otello - William Shakespeare

Otello: Prima di ucciderti, sposa, ti ho baciata. Ora non c'è altro modo che questo: di ucciderti e morire in un tuo bacio.

Continua l'esperienza lanciata da Scratchbook dietro l'ashtag #maratonashakespeariana. Siamo alla terza opera.
Ecco un'altra drammaturgia "potente" di Shakespeare in questa tragedia dell'inganno e della gelosia. Otello però non è solo questo, è opera che si apre a diverse interpretazioni perché ricca di sfaccettature. Allo stesso tempo è opera singolarissima nella sua struttura, poiché vi si potrebbe leggere il trionfo della macchinazione che diventa architettura dell'inganno. Azzardo: Iago e non Otello ne è il protagonista assoluto. Iago esercita su di me una potente fascinazione. Shakespeare lo delinea in modo magistrale, costruendo un personaggio ricco di sfumature, geniale nella sua dialettica volta tutta a distruggere, che lo riscatta forse da tutto l'odio che è in grado di provare. E' un burattinaio per tutti coloro che finiscono con l'essere manovrati verso il suo terribile piano. Otello quindi diventa l'opera dell'ingegno che sa costruire una raffinata architettura tragica.

venerdì 25 marzo 2016

Le nostre biblioteche si "fanno" da sé?

Cominciamo col dare un senso a questa singolare domanda. L'ho pensata osservando la mia biblioteca in soggiorno - 3 m x 3 m, tutta a giorno, gli scaffali superiori coi libri in doppia fila - chiedendomi se non sia ora di ricomporla totalmente, obbedendo a una vera e propria classificazione. Il tentativo c'è stato lo scorso anno, a dire il vero, durante uno di quei torridi giorni estivi in cui un'insegnante ha tutto il tempo per pensare, e perché no modificare qualcosa in casa. Di fatto era diventato necessario, così ho pazientemente svuotato tre piani di scaffali per ricomporli secondo un ordine logico, quello che preferisco: per autore. Lo spazio totale è esiguo, così ogni mio proposito di sviluppare rigorosamente questa idea è miseramente precipitato dinanzi al limite posto dalla pesante enciclopedia posta al piano inferiore, un acquisto di diversi anni fa, quando il web non era ancora entrato prepotentemente nelle nostre abitudini di ricerca. Ho seguito un ordine non casuale, ordinato come voleva essere l'obiettivo finale, perché in fondo una biblioteca disordinata e in ordine sparso non mi è mai piaciuta. 

lunedì 14 marzo 2016

Amleto - William Shakespeare

Morire... dormire. Dormire... sognare, forse: ma qui è l'ostacolo, perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire quando ci siamo già levati di dosso questo groviglio mortale, deve farci esitare. Questo è lo scrupolo che di tanto prolunga i nostri tormenti.

Non ho dubbi a riguardo: Amleto è il capolavoro di Shakespeare.
La sua fortuna nei secoli innegabile, l'opera più citata, la più rappresentata, la più "guardata" attraverso la lente di una critica che ne ha esaminato ogni implicazione psicologica, ideologica, drammaturgica.
L'apice della creatività del genio, notoriamente in grado di offrire una rappresentazione totale dell'anima umana, qui alle prese con i massimi sistemi del pensiero: il dubbio, l'esistenzialismo, le infinite sfaccettature dell'arbitrio umano, che oscilla fra il vero e il falso, fra il bene e il male, fra l'essere e il non essere. Lo ammetto: non lo avevo mai letto integralmente. Farlo è un'esperienza che lascia colpiti come da un'onda lunga. 
La vicenda è nota ed evito di riassumerla, piuttosto preferisco citare alcuni passaggi ascrivibili alla più alta drammaturgia. Sono tanti, innumerevoli, e devo limitarmi per non fare di questo post una lunga dissertazione. Navigo a vista, proprio sulla scia di quell'onda lunga, mi lascio trasportare dalla risacca di una ridda di emozioni che questo mirabile racconto genera in me.

lunedì 29 febbraio 2016

Quando non riusciamo a finire un libro.

Non sempre quello che cominciamo a leggere ci coinvolge, piace, travolge al punto da voler arrivare fino alla fine. Mi è appena successo con Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Bello l'inizio, direi anzi un colpo di genio, belli alcuni incipit, diversi perché è come se il romanzo ricominciasse diverse volte. Bello in definitiva quell'insieme di passaggi che solo Calvino ha saputo ideare, con uno stile accattivante, leggero e ironico al punto giusto. Insomma, se apparentemente questo romanzo-non romanzo ha tutte le carte in regola per entrare nel novero dei libri che amo, mi sono arresa, arenandomi definitivamente circa a metà, incuneandomi sull'ennesimo nuovo inizio, confondemdomi e perdendomi dietro personaggi che non mi piacciono, che non suscitano in me alcuna curiosità.

domenica 21 febbraio 2016

Umberto Eco come Pico della Mirandola

L'espressione più comune quando viene a mancare qualcuno che è stato particolarmente importante è siamo un po' più soli, e forse è proprio così da qualche giorno, da quando è esplosa notizia della morte di Umberto Eco. Scrittore, filosofo, semiologo, non sono che etichette che non ne esauriscono il genio e l'intelletto, perché Eco è stato un maestro anzitutto, una di quelle menti intessute di cultura e con il dono della curiosità, con lo sguardo attento sul tempo dal passato fino al futuro immaginabile. Una delle sue ultime affermazioni, quella sulla libertà di espressione agli imbecilli che i social sanno offrire è solo una delle infinite arguzie di questo grande studioso - e per altro mi trova del tutto d'accordo.

lunedì 15 febbraio 2016

Se William Shakespeare potesse parlare...

Il 2016 è l'anno shakespeareano, ricorre il 400enario della morte del più grande drammaturgo di tutti i tempi, esattamente il prossimo 23 aprile. A quattro secoli dalla sua morte, William Shakespeare è l'autore più tradotto e rappresentato al mondo, ciò è già di per sé un elemento che fa pensare e incuriosire non poco. Possibile che i temi, i contenuti, gli intrecci sapientemente intessuti dal Bardo diversi secoli fa si prestino ancora a essere attuali, anzi i prediletti dei tanti teatranti - siano essi produttori, registi, commediografi, attori - che hanno adattato, riscritto, reinventato quelle trame, riempiendo le platee? Ebbene sì, un fenomeno assoluto, mai in crisi, che attraversa le epoche, la storia, gli inciampi e i trionfi dell'umanità per arrivare fino a noi, prediletto da innumerevoli palcoscenici in tutto il mondo.
Autore di 19 commedie, 10 tragedie, 11 drammi storici, 154 sonetti, Shakespeare è stato un prolifico scrittore nel quale quantità e qualità collimano indissolubili. Se l'arte e la letteratura possono vantare i loro geni, il teatro e la drammaturgia non sono da meno. Shakespeare per diversi aspetti è un autore ineffabile, vanta una grande conoscenza dell'animo umano, si muove disinvoltamente fra vicende e caratteri, riservandosi di inventare grandi personaggi o raccontare a suo modo le celebri personalità della storia.