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martedì 28 luglio 2026

La "mia" Andalusia (o la tridimensionalità della bellezza)

Andare in Andalusia in estate, a luglio, un'impresa dai più ritenuta folle ed evitabile. Eppure... sono ancora viva, benché il caldo abbia su di me un potere deflagrante. 
Avrei voluto scoprire questi luoghi in belle giornate autunnali, fresche, ma il grosso delle nostre ferie da insegnanti si concentra com'è noto in estate. Non poteva essere un viaggio "mordi e fuggi", allora eccoci qui. 
Sopravvissuta all'ondata di calore andaluso, vai a capire come abbia fatto. 

Io e mio marito, come sa chi legge questi miei post, siamo viaggiatori coraggiosi e teniamo botta giornate intere pur di far fruttare al massimo ogni giornata passata oltre i confini italiani. Stavolta c'è voluto qualcosa di più, perché le temperature in almeno due terzi di vacanza erano proibitive. 
Sono stata fortunata: il meglio è avvenuto quando si era sui 30° non di più, e col clima tipicamente secco della terra iberica questo non è un livello allarmante. Si stava obiettivamente bene. Poi sono subentrate giornate sui 38° e allora è stata una mezza débacle. Importante è uscirne e pure soddisfatti. 
Come in ogni viaggio che si rispetti, si fanno bilanci, a partire da cosa ci ha colpiti di più di un viaggio. 
Ebbene, l'Andalusia è bella e va vista, "vissuta" il più possibile. Ha caratteristiche diverse, non sempre legate ai cliché cui siamo abituati. Insomma, se l'Italia non è solo pizza e mandolino, l'Andalusia non è solo flamenco e tapas. 
Io ci sono andata con lo spirito che da sempre mi caratterizza per ogni viaggio: non mi piace l'approccio comune, quello del turista bulimico e interessato al selfie davanti ai luoghi famosi e instagrammabili. Ci sono stata anzitutto spinta dal desiderio di conoscere l'Andalusia storica, Al Andalus, quella che deve il suo nome agli arabi che la abitarono per quasi otto secoli. 
E ne sono uscita abbacinata da una bellezza che non credevo possibile. 

Fra tutte le città e le mete toccate, l'Alhambra a Granada è stata quella in cui ho trovato una manifestazione molto evidente di "genius loci". Ho avuto la fortuna di sintonizzarmi sullo spirito del tempo e assaporare il senso di quei luoghi, una corrispondenza che non è semplice intercettare.
Ho cercato di dare una definizione a questa cosa. Mi sono detta: non è stato solo ammirare la bellezza nella sua bidimensionalità, quindi come semplice fruitrice, piuttosto ho percepito una tridimensionalità, un senso, uno struggimento scaturito anche dall'ineluttabilità del tempo che passa. 
Ma non era stato lo stesso in alcuni luoghi di Parigi e Londra? Può darsi. 
L'Alhambra è una vera e propria esperienza, è entrare dentro una cittadella costruita in più secoli, voluta perché sfidasse le leggi del tempo e fosse trasversale alle culture che vi si sono incrociate. 
È una stratificazione di generazioni e poteri, il tentativo riuscito di toccare il sublime e con esso sublimare le potenzialità dell'uomo. L'uomo di potere, il sultano, ordina. L'artista, gli architetti, le maestranze, realizzano. 
Se è giusto, come è giusto, restare storditi dinanzi alla Cappella Sistina o al Rinascimento tutto, altrettanto lo è capire che anche nella cultura araba c'è stato quel sublime, e attraverso forme e modi del tutto differenti, attraverso l'invenzione di un'estetica di impareggiabile bellezza. 
Ho acquistato un bel libro illustrato che spiega questo luogo nei dettagli e penso di dedicarvi un post a parte, anche per fissarne alcuni elementi che possono servirmi per un progetto che ho in mente. 


Una Luz estasiata dai Palazzi Nasridi dell'Alhambra

Ma andiamo alla tabella di marcia di queste quasi due settimane andaluse: 
Giorno 1° - arrivo a Malaga: visita del Teatro Romano, dell'Alcazaba e del Castello di Gibralfaro, in serata arrivo a Granada
Giorno 2 - giornata dedicata all'Alhambra
Giorno 3° - visita della Granada cattolica, Cattedrale e Cappella reale, mercatino dell'Alcaicerìa, Corral de Carbon, Albaicìn
Giorno 4° - arrivo a Baeza: visita del centro storico e del Museo Antonio Machado
Giorno 5° - Baeza: università dell'Andalusia; nel pomeriggio Úbeda: visita della Sinagoga dell'Acqua e della Cattedrale
Giorno 6° - Jaén: visita del Museo Provinciale, dei Bagni Arabi, Museo del Palazzo del Villardompardo, Castello di Santa Catalina
Giorno 7° - Cordoba: Ponte Romano, Giardini dell'Alcazar, Terme, visita di Cattedrale e Mezquita
Giorno 8° - giornata di relax a Baeza
Giorno 9° - Siviglia: Plaza de Espana, Casa della memoria con spettacolo di flamenco
Giorno 10° - Siviglia: Cattedrale e Torre della Giralda, Alcazar
Giorno 11° - Arena di Plaza de Toros, Museo del flamenco, rientro a Baeza
Giorno 12° - visita dell'Almazara Aoveland, produttori di olio, con degustazione
Giorno 13° - ritorno a Malaga, Museo Picasso

Imprevisti spiacevoli: chiuso di martedì il Museo dell'Alhambra, chiuso il Museo Íbero di Jaén e purtroppo chiusa l'Alcazar di Cordoba. 😔

Baeza, Palazzo Jabalquinto
Un viaggio più lungo del consueto, buona parte del quale con punto d'appoggio in un alloggio della Guardia Civil, che ci ha consentito di esplorare molto bene due cittadine Patrimonio Unesco, Baeza e Úbeda, e di vedere una città sorprendente, Jaén, capoluogo di provincia, di solito fuori dai soliti percorsi turistici. 
Certo, un viaggio simile non esaurisce l'intera Andalusia, che ha diverse altre cittadine degne di nota, ma penso di aver toccato tutto quanto mi ha permesso di cogliere l'anima di questa vasta regione. 
Il mio desiderio di esplorare la Spagna araba, quello su tutto, è stato esaudito. Tutte queste mete, nessuna esclusa, conserva vestigia di questa dominazione. Seguirne le rotte, comprendere meglio la portata di questa cultura, ancora permanente in diversi aspetti di questa terra, è una vera meraviglia. 
Lascio ogni approfondimento a un articolo che curerò a parte, andiamo ad altri aspetti. 

Baeza e Úbeda
Sono due autentici gioielli della provincia di Jaén. Siamo nell'Andalusia orientale (con temperature molto più clementi), entrambe dichiarate Patrimonio Mondiale dell'Umanità dal 2003. La ragione è tutta nel grande patrimonio storico e architettonico di entrambe. A Baeza incanta il gotico fiammeggiante del Palazzo Jabalquinto, sede dell'università, per citarne uno. 
Poi c'è quel dettaglio che faccio mio e mi resta nella memoria. Qui trascorse parte della sua vita il poeta Antonio Machado, del quale ho potuto conoscere alcuni particolari poco noti. Divenne professore in questa piccola cittadina, nella quale si trasferì dopo la tragica perdita dell'amatissima moglie. Rifuggì il frastuono delle città per rifugiarsi in questo piccolo borgo di provincia, nel quale ritrovò un po' di serenità preferendo quella "monotonia" e scrivendo alcune fra le sue migliori poesie. 
Caminante, no hay camino...
E a Baeza Machado fu professore. La sua aula, perfettamente conservata, è un insieme di ricordi anche struggenti. Era un professore amatissimo e oggi celebrato con orgoglio da questa piccola città. 
Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando. 
Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare
Machado scriverà anche del "mare di ulivi" dell'alto Guadalquivir, la splendida vista che si gode dai muraglioni di Baeza, una vista che ipnotizza. L'ulivo è il grande protagonista dell'Andalusia rurale, per me una scoperta, perché i testi di geografia non entrano mai molto nel merito di questa particolarità così straordinaria di questa terra. 


Vista da Baeza dell'alto Guadalquivir e il "mare di ulivi"


Il mare di ulivi
Alcuni numeri: l'Andalusia dedica alla coltivazione dell'ulivo più di un milione e mezzo di ettari - il 15% dell'intera area mondiale di uliveti - e raggiunge più di un milione di tonnellate di produzione annua, quasi il 35% della produzione mondiale. Fra le esportazioni spagnole quella di olio raggiunge il 67% sul totale. Leggo in rete che l'asse Jaén-Cordoba è quello più produttivo, ciò spiega le ampie aree coltivate a ulivi delle centinaia di chilometri percorsi in auto. 
L'olio andaluso fa pienamente parte dello scenario. Nei ristoranti, nelle caffetterie, nelle semplici trattorie, il richiamo all'uso delle diverse varietà di olio prodotto è sempre sotto gli occhi. 
Ci siamo regalati una bella visita al frantoio di Baeza, uno dei più prestigiosi della provincia, con tanto di degustazione di tre dei principali tipi di olii prodotti: Picual, Arbequina e Hojiblanca. L'Almazara Aoveland, una grande azienda a conduzione familiare, con una bella storia iniziata negli anni Ottanta e arrivata a oggi con grande successo. 
A proposito, "almazara" vi dice qualcosa? E il fatto che l'olio sia "aceite" e le olive "aceituna", benché lo spagnolo - nello specifico il castigliano - sia di derivazione latina?
Sono parole di origini arabe, rimaste a indicare questi fondamentali elementi della produzione proprio perché gli arabi vi impressero le loro tecniche raffinate, metodi di gestione e di ottimizzazione del tutto ormai radicati nella cultura occidentale. 

La forza del flamenco

Un viaggio in Andalusia deve essere riservato anche a questa peculiarità così straordinaria e nota in tutto il mondo. Mi interessava scoprirne le origini, le contaminazioni di cui si pregia, ragion per cui ho cercato sia l'esperienza di un tablao che quella di un museo in cui leggerne la storia. 
Siviglia è la città in cui si può trovare l'eccellenza in merito. Ci sono molti luoghi in cui si balla il flamenco in questa città, vengono offerti perfino spettacoli gratuiti nella sfavillante Plaza de Espana nelle ore del tramonto. Il problema è che in piena estate e con temperature sui 38°-40° fino a sera inoltrata, meglio è seguire una tabella di marcia e non andare per tentativi. 
Siviglia è città dell'Andalusia occidentale, quella parte di Spagna in cui l'aria è irrespirabile per gran parte del giorno in questa stagione. L'ondata di calore a Siviglia si è fatta sentire, costringe a rifugiarti in hotel nelle ore più calde interrompendo qualsiasi velleità. 
Allo spettacolo di flamenco ho riservato le ore serali, nella nota Casa della Memoria, dove si tengono alcuni spettacoli di grande pregio, con artisti fra i più noti della scena sivigliana. 
Assistere a uno di questi spettacoli è un'esperienza indimenticabile. Il rituale è sempre lo stesso: ci sono due o tre sedie, il resto è uno stretto palcoscenico in cui si muoveranno le danzatrici, e con un po' di fortuna anche un danzatore. Il ballo è accompagnato dalla chitarra, dal vivo, con quelle tipiche sonorità andaluse che affascinano tutti. Poi ci sono uno o due cantanti, voce tipica, melodiosa. 
Cosa cantano questi arditi provvisti di ugole che non hanno bisogno di amplificazioni? 
Dipende. I temi sono vari, dal corteggiamento allo sfottò al disperato canto d'amore. I toni e le posture cambiano e vi posso assicurare che artisti molto bravi seduti su quelle seggiole attirano l'attenzione non meno di chi sta ballando. 
Durante lo spettacolo non sono consentite riprese né foto, mentre sul finale l'atmosfera diventa più leggera e gli artisti si alzano in piedi, sono tutti presenti e si offrono ai nostri obiettivi. 
Qui un video di presentazione vi può dare un'idea:


Anche il Museo del Flamenco riserva spettacoli ai visitatori, a me interessava la parte storica ed espositiva. È stato molto interessante scoprire l'intrecciarsi di origini in questo ballo, molto più complesso e stratificato di quanto si pensi. 
Non potevano mancare gli arabi neppure in questo ambito, ovviamente. 
Il canto arabo è ravvisabile nel canto di accompagnamento, ma non mancano contaminazioni giudaiche, gitane, africane, caucasiche. Insomma un mix molto ricco di richiami culturali che incanta se non ci si limita a godere semplicemente dello spettacolo. Quello che c'è dietro è molto di più. 

Judìos
Non si dimentichi che la comunità di ebrei in Spagna era una delle più grandi di tutta Europa, almeno fino alla cacciata di moriscos e giudei. Fra il 1492, anno non solo della scoperta delle Americhe ma anche della caduta dell'ultima roccaforte araba, e i due secoli successivi, la Spagna attraversa uno dei periodi più tragici della sua Storia. La cristianizzazione dei territori coincide con la cacciata definitiva dei mori e la persecuzione degli ebrei refrattari alla conversione. Basti solo ricordare che l'Alcazar di Cordoba diventa il quartier generale della "Santa" Inquisizione, un tribunale sanguinario e capace di stermini inimmaginabili (peccato non avere avuto il tempo di visitare a Granada il Palazzo degli Olvidados, sede del Museo dell'Inquisizione). 
La deliziosa Sinagoga dell'acqua a Úbeda è una di quelle esperienze molto belle da fare, un luogo nascosto e pieno di ricchezze. 
Scoperta una ventina di anni fa del tutto casualmente durante lavori di ristrutturazione di un vecchio palazzo, rivelò un autentico tesoro nascosto, una sinagoga composta da più sale e reperti di grande valore. È stato un modo per entrare anche in certo senso nel mondo dei giudei sefarditi, osservare il loro modo di rappresentare il sacro, curare i rituali, conservarli e preservarli dinanzi alla devastazione. 

Amenità varie
  • La prima è quella clamorosa: pare che la maggior parte degli spagnoli, almeno andalusi, si rifiuti di credere che Cristoforo Colombo fosse italiano, per loro è un grande navigatore di nome Cristóbal Colón; una delle guide durante la visita a Cordoba alla mia osservazione si è candidamente voltata a dirmi "eh, non è detto fosse italiano";
  • Il cattolicesimo spagnolo è unico in Europa per la sua iconografia e il suo manifestarsi; dalla Reconquista il cattolicesimo si è imposto anche mediante forme di fanatismo estremo. Se da noi ci sono flagellanti e processioni ai limiti del pericolo, nella Spagna andalusa la rappresentazione del sacro è qualcosa di indefinibile. Meriterà anche questo un approfondimento;
  • Ho avuto il piacere di assistere alla finale del mondiale proprio in Spagna ed è stato bellissimo tifare per una squadra di valore come quella spagnola, gran bella partita. Il tifo spagnolo è uno spasso, emettono esclamazioni che vanno dalle parolacce come "hijo de puta" e "cabrón" a un suono vicino alla "U" quando qualcosa non va; 
  • Il saluto è vario e non sono riuscita a individuare quello più appropriato in determinate situazioni. Se è formale o informale, insomma, non so, qualcuno mi illumini: "hola" va bene in tutte le situazioni, ma ho sentito un diffusissimo "buenaaa" che immagino sia la contrazione di "buenos dias" inspiegabilmente detto al femminile; apprezzo l'"adiós" detto da "arrivederci", sa di quell'ineluttabile non vedersi mai più;
  • Le tapas sono un'autentica fissazione: non c'è locale, dal più raffinato a quello alla portata di tutti che non vanti un menu di porzioni ridotte. L'ho apprezzato in particolare a Cordoba, dove in un bel ristorante molto consigliato - e con prezzi onesti - di ogni portata puoi scegliere tre versioni, con tre prezzi differenti. Ordinare una versione "tapa" anche di piatti molto elaborati è una delle cose più geniali;
  • Dalle 13 alle 17 tutti spariscono, in particolare nei piccoli centri: tutti i negozi chiudono, bar compresi, non c'è anima viva in giro, i luoghi appaiono come città-fantasma, è un buon modo di affrontare il caldo rovente;
  • La posizione della Spagna rispetto alla sua longitudine non dovrebbe corrispondere all'orario che si è data: si trova molto più a occidente per conservare il nostro stesso orario, ragion per cui le giornate si protraggono fino alle 22 in pieno giorno e in pienissimo caldo; 
  • Nella triade più prestigiosa dell'Andalusia, Siviglia-Granada-Cordoba, è facile imbattersi in una donna, con ogni probabilità di cultura gitana, che tutta gentile ti offre un rametto di rosmarino: ci sono cascata. Nel momento in cui accetti il rametto inizia una specie di fregatura, un rituale di lettura della mano che fai del tutto spontaneamente; qualche scambio di parole, poi la richiesta di denaro, con un atteggiamento del tutto opposto alla gentilezza di prima. Onestamente, mi ha spaventato. La "signora" mi ha espressamente richiesto denaro "di papel", io le ho consegnato 5 euro in monete e neppure mi ha detto "grazie". Barbara usanza ai danni di viaggiatrici distratte!
  • In Andalusia non ci sono zanzare: il clima secco, con umidità che non supera il 30%, impedisce questa piaga estiva, uno degli aspetti che ho apprezzato di più; 
  • Nei centri urbani il traffico si muove a 30 km all'ora, è una regola molto diffusa e anche molto semplice da praticare: il traffico scorre lento e regolare, nessuno va di fretta né fa il maleducato;
  • Grande sensibilità a Baeza verso l'educazione musicale ai ragazzi: ho avuto il grande piacere di assistere alle prove di una grande orchestra giovanile di altissimo pregio.

Tornerò in Spagna? Oltre a questo viaggio, mi è capitato di vedere la bellissima Barcellona una decina di anni fa. Mi prefiggo di vedere Valencia e Madrid perlomeno, quindi sì, ci tornerò, ma non prima di compiere nuove rotte che spero di realizzare presto. 
Una di queste, l'Inghilterra "letteraria", sarà il mio prossimo tour, fra un anno o due. 
Grazie per la lettura!

Siete mai stati in Spagna? Vorreste vederla se non lo avete fatto?

19 commenti:

  1. praticamente, Luz, hai fatto il mio viaggio del 2003 con la differenza che Úbeda e Baeza furono escluse perché sostituite da 4-5 giorni tra Camargue e Provenza. un viaggio indimenticabile consentito da una Pasqua tardissima a ridosso del 25 aprile e conseguenti lunghissime vacanze scolastiche. Alhambra da bocca aperta dall'inizio alla fine, ma ancor di più mi colpì la Mezquita: continuo a pensare che sia la cosa più bella che ho visto nella vita

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    1. Cara MaC, quelle vacanze lunghe di Pasqua ci furono pure una decina di anni fa, ma come al solito neanche in quella occasione seppi approfittarne per un bel viaggio. Vero è che mia madre c'era ancora, si tornava a casa per Pasqua, oggi mi sarei pentita di non averlo fatto. Ma il tuo riferimento mi ha fatto pensare a tutte le (rare) lunghe vacanze anche al di fuori dell'estate per noi insegnanti. Úbeda e Baeza sono state una bella esperienza, probabilmente se non avessi gravitato attorno a Baeza per necessità forse non l'avrei vista, ma sono contenta in particolare di non essermi persa Jaén, città sorprendente.
      Riguardo alla Mezquita, sì, veramente meravigliosa. C'è una parte dell'antica moschea che conserva la stessa bellezza di alcuni angoli dei palazzi Nasridi e le tre stratificazioni nei secoli della dominazione araba sono già di per sé una scoperta. Poi subentra l'epoca cristiana e tutto quello che modifica totalmente le cose. Non ho apprezzato la contrapposizione di contrafforti in stile gotico alla Mezquita e a quanto pare meno male che intervenne Carlo V a impedire che lo scempio si protraesse. Quel palazzo di Carlo V dentro l'Alhambra è un obbrobrio immane.

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  2. Vabbè io non posso commentarti dicendoti se sono mai stato in Spagna :-)))))

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    1. Decisamente no. :))) Bellissima. Terra bellissima e fuori da ogni aspettativa questa Andalusia.

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    2. Io ne sono innamorato perdutamente, Andalusia ed Estremadura sono costantemente nei miei occhi e nel mio cuore. Al prossimo giro non farti mancare El Rocio, che è un posto davvero unico. Per me, oltre alle meraviglie storiche e artistiche che hai avuto modo di ammirare, quelli sono anche i posti del parco nazionale del Coto Donana, delta del Guadalquivir, un Eldorado per gli amanti della natura, e in Estremadura regno incontrastato di Avvoltoi e rapaci di ogni genere. Ogni volta che ci vado mi ubriaco e faccio il pieno per qualche anno finchè non riesco a tornarci :-)

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    3. i miei consueti autoriferimenti bibliografici :-D :

      https://lineadorizzonte.wordpress.com/2020/03/16/orizzonti-bianchi/

      http://www.parolae.it/viaggi/050909_Borgogno_Estremadura.htm

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    4. Nei tuoi articoli sento la stessa passione che muove me verso la Storia. Quella cosa che ti spinge a guardare oltre la bidimensionalità e percepire una linea in prospettiva, un insieme unico.

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    5. Grazie Lu! è proprio così (che poi per me vale anche per la storia e per l'arte, ma va da sè che la Natura sgomita sempre per piazzarsi al primo posto :-) )
      Per l'occasione ti regalo una delle mie conquiste locali più entusiasmanti (e ancora mi emoziono a pensarci):
      https://lineadorizzonte.wordpress.com/lince-iberica/

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  3. Certo che se non facessi già la regista, l'insegnante e la blogger di sicuro riusciresti bene come tour operator! Mai stata in quei luoghi, ammiro il coraggio di sfidare il caldo (che tanto avresti dovuto affrontare anche qui) e ti invidio per due cose in particolare: il flamenco e le mitiche tapas! Bentornata

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    1. Guarda, a me piace fare esperienza e raccontare. E certi luoghi ed esperienze mi ispirano in modo particolare. Se produco buone descrizioni mi fa grande piacere, grazie Elena!

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  4. Il mio unico contatto con la Spagna risale ai tempi delle medie, quando, coi miei genitori, andai una settimana a Palma di Maiorca. Ma fu una vacanza interamente dedicata al mare e ai tuffi. Prima o poi ci tornerò per una vacanza più... culturale.
    Interessante questa cosa della bassa umidità e relativa assenza di zanzare. Tanta invidia :-)
    Complimenti per l'interessantissimo post

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    1. Anche solo per bassa umidità e assenza di zanzare vale un viaggio. :)))

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  5. Ci sono stata nei primi anni 90, ero in vacanza 2 settimane a Torremolinos e da lì ho fatto alcune escursioni in giornata, un po' pesanti per la distanza ma a parte che ero giovanissima, ma non si poteva perdere l'occasione. Quindi Cordoba, Granada e Siviglia, il grande trio ma anche il meraviglioso paesino bianco di Mijas e il mercato di Fuengirola, quest'ultime due organizzate da noi con i mezzi locali, le altre con il tour operator. Mi è rimasta la bellezza dei balconi, dei vestititi per il flamenco appesi a mucchi a Siviglia, la cattedrale con quell'oro e la sorpresa di Cordoba. In Spagna poi un paio di anni più tardi secondo la stessa modalità sono stata a Majorca. Diciamo che sono andata molto di più in Grecia come giri estivi nel Mediterraneo ma ne ho un ricordo assai piacevole e ti ringrazio per averlo ravvivato. Sandra

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    1. I piccoli centri in Spagna sono poi quelli che ti lasciano uno stupore particolare. Hai fatto un tipo di viaggio simile: l'obiettivo è visitare la magnifica triade di città andaluse, ma senza perdersi alcuni piccoli luoghi inaspettatamente sorprendenti. E dopo tutti questi anni che ti siano rimasti così fermi nel ricordo svela molto di quella bellezza colta. :)

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  6. Sono stato a Barcellona e Madrid, ma causa alcuni problemi ambientali non tornerei più in Spagna. Ovviamente parlo a titolo personale, si parla delle tipiche sensazioni individuali che cambiano completamente da una persona all'altra.

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    1. Se ne hai voglia, approfondisci l'argomento, Ariano. :)

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  7. Cara Luz, la Spagna è un paese meraviglioso che ho visitato diverse volte a partire dal 2005 quando andai a Formentera con delle amiche, isola bellissima. Poi ci sono tornata con il mio compagno, la prima volta a Barcellona, in Catalogna, che tutti dicono non sia la vera Spagna ma é una città bellissima e piena di energia e piena di meraviglie di Gaudì, era forse il 2009 o 2010 (fu un week end lungo in aereo).
    Poi siamo tornati a Barcellona l’anno successivo, da lì - in moto - siamo scesi in Andalusia fermandoci in tre città Granada, con un giorno dedicato a l’Alambra, poi Siviglia e Cordova. Era giugno ma altrettanto caldo, anche se sicuramente meno di questi ultimi anni in cui davvero il termometro si è impennato. Riguardo l’Andalusia concordo con le tue belle impressioni, sono città in cui si respira l’atmosfera più vera della Spagna. In un viaggio successivo siamo andati in Portogallo e abbiamo visitato Toledo, altra città che ho amato tanto.
    Certo ora non riesco più a prendere delle ferie adeguate per viaggi lunghi (peraltro in moto), forse non ho più neanche il fisico…

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    1. Deve essere stato bellissimo in moto. Proprio mentre percorrevamo le "autovias" (che oltretutto in Spagna non sono neppure a pagamento) vedevamo ogni tanto motociclisti in coppia percorrere la regione. Fra le città che citi, mi piacerebbe vedere Toledo. Barcellona l'abbiamo vista circa una decina di anni fa, ne ho un bel ricordo, città nella quale stranamente mi sentii "di casa".

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  8. Mai stata in Spagna no, ma invece dell'entroterra e delle mete classiche, mi piacerebbe visitare le isole Maiorca e Minorca, Barcellona e Valencia sulla costa, oppure da tutt'altra parte, a nord, Santiago di Compostela e l'affaccio sull'oceano. Però no, con queste temperature per me è improponibile e i miei viaggi penso si orienteranno sempre più nel nord Europa. In questo ultimo mese sto raccogliendo adesioni al mio progetto "Pensione in Scozia". :D

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