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martedì 5 maggio 2026

Anna Karenina - Lev N. Tolstoj

Incipit: Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice lo è a modo proprio. 
In casa degli Oblònskije regnava il caos. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto una relazione con una francese che era stata governante presso di loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere più con lui nella stessa casa. Una tale situazione, che si protraeva già per il terzo giorno, era vissuta tormentosamente dagli stessi coniugi, da tutti gli altri membri della famiglia e dalla servitù. Tutti i membri della famiglia e della servitù avvertivano che non v'era più alcun senso nel loro vivere comune e che delle persone incontratesi per caso in una qualsiasi locanda erano più legate fra loro che non loro stessi, membri della famiglia e della servitù degli Oblònskije.

Editore: Feltrinelli
Pagine: 1120
Prezzo: € 13,00

Ogni volta leggere un classico rappresenta rifugiarsi nell'eccellenza di una narrazione che ha molto da insegnare. Ho finalmente recuperato un grandissimo classico di cui conoscevo alcune trasposizioni cinematografiche, delle quali scopro erano riduzioni non del tutto fedeli al romanzo originale. Di letteratura russa ho letto poco, pochissimo, e mi prefiggo in questi anni di recuperare. 
Di Tolstoj avevo letto solo il racconto La morte di Ivan Il'ič, diverso tempo fa e posseggo Sonata a Kreutzer che ancora non ho toccato. Ho sullo scaffale anche i due consistenti volumi di Guerra e pace, che mi prefiggo di leggere questa estate. 
La lettura di Anna Karenina è stata istintiva, acquistato e letto. Ho dedicato al lungo romanzo tutto il mese di aprile interrompendo ogni altra velleità rimasta sospesa. 

Cosa sappiamo di questo romanzo? Non proprio tutto, se come ho scritto ci limitiamo ai film che ne pretendono di restituire la storia centrale e quelle collaterali. Ricordo il film del 1997 con Sophie Marceau e quello del 2012 con Keira Knightley, quest'ultimo uno spettacolone vero e proprio girato in un teatro. C'è anche una versione con Vittoria Puccini e una del 1948 con Vivien Leigh che non ho mai visto. 
Queste produzioni si assomigliano un po' tutte, ne fanno una versione "rosa" drammatica, nulla di più. Rivedendo alcune scene della versione 1997, ne traggo che lo spazio dato al personaggio di Lévin non è risicato, è già qualcosa, certo un po' discutibile la scelta di Alfred Molina. 
C'è da dire che un personaggio come Anna Karenina non è semplice da rendere. È la complessità di questo personaggio, unita alla complessità dell'epoca e dei suoi usi a renderlo quasi impossibile. 
Anna Karenina è un romanzo difficile, articolato, a più livelli, disseminato di personaggi, microstorie che si annodano e danno un senso al nucleo centrale. 

Il suo autore costruisce questa storia - ispirandosi a un suicidio realmente avvenuto - per esprimere in realtà molta parte del proprio pensiero politico. Quel titolo originario, Due famiglie, svela un punto fondamentale: il peso che ha il personaggio di Anna non è maggiore del peso di un altro grande personaggio: Lévin
Immaginate una sorta di bilancia, una pesa che oscilla sui suoi due bracci, ciascuno corrisponde ai due personaggi magnifici del romanzo, Anna e Lévin. Due storie differenti, due destini opposti, il tutto calibrato perché al precipitare dell'una corrisponda il trionfo dell'altro
È necessario dunque focalizzare l'una e l'altro distintamente per comprendere la complessità di questa storia, e alla fine, in un'unica visione, sapremo dove Tolstoj voleva portarci. 
Loro dicono: un uomo religioso, morale, onesto, intelligente; ma non vedono quel che ho visto io. Non sanno come egli ha soffocato la mia vita per otto anni, ha soffocato tutto quello che c'era di vivo in me, on ha pensato neppure una volta che io sono una donna viva che ha bisogno d'amore. Non sanno come a ogni passo mi offendeva e rimaneva contento di sé. [...] Ma è venuto il momento, ho capito che non potevo più ingannare me stessa, che ero viva, che non ero colpevole, che Dio mi aveva fatta cos, che avevo bisogno di amare e di vivere. 
Il tragico destino di Anna Arkad'evna Oblonskaja Karenina
Tutti conoscono non il finale di questo romanzo, ma la fine della sua protagonista. Anna muore suicida gettandosi sotto un treno alla stazione di Obiràlovka. È un destino segnato dalla propria condizione di donna perduta, ma dalla propria sensibilità e intelligenza.
È magnifico il modo in cui Tolstoj introduce nei primi capitoli questo personaggio. Lo fa attraverso un paradosso: l'attenzione è posta sulla famiglia del fratello Stepan e in un giorno in cui la cognata Dolly - che in realtà si chiama Darja Aleksandrovna Oblonskaia (la faccenda dei nomi russi è davvero complessa) - tradita dal marito, è del tutto persuasa a lasciarlo e portarsi via i bambini. 
Anna, che ha con la cognata un rapporto di affetto e stima, accorre a convincerla a desistere. 
La scintillante Anna si rivela non solo abilissima nel trovare le parole giuste, ma sinceramente convinta della bontà di suo fratello, così di fatto è presentata come una custode dei valori familiari cui la società russa dell'epoca è fermamente ancorata
È tutto molto vivace in quei primi capitoli in cui ferve l'alta società di Mosca e San Pietroburgo, tutto coperto da una patina di splendore. Tolstoj però ci sta già rivelando ciò che si nasconde dietro i balli, le serate a teatro, le gite in carrozza, le corse dei cavalli, le trine e i merletti. È un sistema patriarcale estremamente rigido, come tutte le società ricche di pieno Ottocento. 


Lev N. Tolstoj (1828 - 1910)

In questo sistema, uomini e donne hanno ruoli sempre fissi, molti comportamenti sono ammessi, benché debitamente nascosti o ignorati, e vige un'etichetta in cui tutti partecipano a mantenere lo status quo. 
Le ragazze sono in cerca di marito, che viene comunemente presentato da un fratello o un dignitario vicino alla famiglia. La maggior parte delle volte si tratta di matrimoni combinati, ma la ragazza sceglie e lo fa cercando di posizionarsi socialmente. 
È quanto dobbiamo immaginare abbia fatto proprio Anna, sposando Aleksej Aleksandrovič Karenin, un metodico e noioso funzionario di stato. 
Anna possiede una spiccata intelligenza, ironia, senso di adattamento. E ha ben presente cosa sia stata l'età giovanile, quella in cui tutto appare più bello e pieno di speranza. 
Ricordo e conosco quella nebbia azzurra, simile a quella che è sulle montagne in Svizzera. Questa nebbia, che copre tutto in quell'età beata quando sta per finire l'infanzia, e partendo da quell'enorme cerchio, pieno di felicità e di allegria, la strada si fa sempre più stretta, ed è allegro e pauroso entrare in questo sentiero, benché esso, a quanto sembra, sia chiaro e bellissimo... Chi non è passato attraverso questo? 
È una donna di rara bellezza, descritta con pelle chiarissima e capelli neri, tutto in lei affascina, pure le movenze delle mani mentre rafforza i propri discorsi. Ed è simpatica, il che la fa benvolere da tutta l'alta società, dalla quale è ammirata e desiderata. Oltre che una moglie devota, Anna è anche una madre amorevole, amando visceralmente il proprio figlio, Sergej. Tolstoj ci offre insomma l'immagine di una donna vicina alla perfezione, integrata e vivace, circondata da ottimi amici. 
Il suo opposto è proprio Dolly all'inizio, la cognata madre di sei figli, dedita totalmente alla casa e in difficoltà economiche. Dolly, intelligente pure lei, è consapevole della propria disarmonia, ha una punta d'invidia benevola verso Anna, ma la cerca e le vuole sinceramente bene. 

Una cosa che ho trovato particolarissima nel romanzo è l'uso accettato dall'alta società di tollerare il corteggiamento di una donna sposata. Diverse donne, come la stessa Anna, hanno i propri "adoratori", uomini con ottima posizione che puntano una dama e ne diventano assidui frequentatori, ovviamente senza travalicare determinati comportamenti. 
È accettato che l'adoratore cerchi sempre la stessa donna alle feste, a teatro, in tutti gli eventi mondani. È ammesso che le parli, tutti comprendono quell'adorazione e sanno che non oltrepasserà un certo limite. La gelosia è ritenuta disdicevole, pertanto i mariti concedono, si fanno da parte. 
Quando la presenza di Vronskj accanto ad Anna diventa insistente e il loro atteggiamento "troppo vivace", allora scatta l'allarme. 
Il dialogo di Anna con suo marito è rivelatorio. 
Anna pensa di avere il controllo sulla situazione, rivendica il proprio diritto di frequentare Vronskj agli eventi mondani, e lo fa nell'intento di fargli comprendere quanto superflue siano le sue raccomandazioni. 
Nel dialogo, Tolstoj rivela un altro aspetto degli usi dell'epoca. 


Keira Knightley nel ruolo di Anna Karenina (2012)


Viene rivelata la natura formale del matrimonio. Tolstoj ci porta dentro i pensieri del glaciale e calcolatore Karenin. L'atteggiamento di Anna nella sua visione è sciocco e pericoloso, lei stessa non ha intelligenza (quanto poco la conosce!) e va guidata, pertanto cerca di imporre la propria autorità. 
La questione dei suoi sentimenti, di quel che accade e può accadere nell'anima sua, non è affar mio, è affare della sua coscienza e riguarda la religione. [...] Pertanto, le questioni dei suoi sentimenti, eccetera, sono questioni della sua coscienza, la quale non mi può riguardare. Invece il mio obbligo si definisce chiaramente. Come capo della famiglia, io sono la persona obbligata a guidarla e perciò in parte una persona responsabile; io devo indicare il pericolo che vedo. 
E si rammarica di dover per forza sprecare la propria intelligenza "per fini domestici". 
Karenin mostra ad Anna tutti gli aspetti dei suoi obblighi: l'opinione pubblica e le convenienze, il valore religioso del matrimonio, la possibile infelicità del loro figlio, l'infelicità di lei stessa.
La speciale amicizia con Vronskj, però, ha già imboccato un sentiero inevitabile, e di lì a poco i due iniziano una relazione passionale e travolgente. È l'inizio della fine per lei. 
La felicità donatale dal suo amante si smarrisce presto dentro le amare conseguenze della sua relazione. Anna ha deciso, si è data la gioia di un amore vero, perché è vero che Vronskj la ama, ma il prezzo della sua libertà è altissimo. Anzitutto deve scendere a patti con la propria umiliazione. 
Da donna intelligente quale è, quando Anna dona il proprio corpo a Vronskj, sa di essere perduta.
"Tutto è finito" ella disse. "Io non ho nessuno, all'infuori di te. Ricordatelo". 
Il sistema non le lascia scampo. Tutto si complica, i suoi rapporti sociali si sfaldano, il legame con il proprio marito ormai è solo sulla carta. Vronskj continua a vivere la propria vita libera, pur restandole fedele, lui agli occhi della società non ha tradito nessuno. La traditrice, l'adultera, è Anna, e su di lei cadono tutte le colpe e le responsabilità, così viene emarginata. 
Per non rivelare i numerosi passaggi di quello che sarà dopo, basterà dire che Anna, accecata dal dolore della propria condizione, non accetterà soluzione alcuna, neppure quelle più vantaggiose prospettate dal marito. La sua consunzione è graduale e terribile, fino a un corto circuito in cui la realtà le apparirà diversa da quella che è e la morte la sola possibilità di liberazione


Domhnall Gleeson nel ruolo di Lévin (2012)


Il maestoso Konstantin Dmitrievič Lévin
Dicevamo di questo gioco dialettico fra due personaggi nettamente opposti, ecco, dall'altra parte si trova questo giovane, Lévin. Ricco possidente terriero dai principi saldissimi, rappresenta l'altro aspetto di questa società complessa. Lévin viene introdotto nella storia quando rivela il proprio amore a Kitty - diminutivo di Ekaterina Aleksandrovna Ščerbackaja - che lo rifiuta perché convinta di stare ricevendo una proposta di matrimonio da Vronskj (lui intanto è rimasto "fulminato" da Anna e fa marcia indietro). 
I due sono comunque destinati assieme, ma non è questo che importa.
Lévin è un monumento ai più alti valori dell'epoca, che fanno da contraltare alle frivolezze dell'alta società. Si reca a Mosca o a San Pietroburgo, per quanto ne disprezzi la superficialità e il modo in cui il tempo vi si trascorre, è oltretutto intimo amico di Stepan, ma la sua vocazione è tutta nella terra. 
So di lettori che si sono arenati nel tomone proprio sui capitoli riguardanti il mondo di Lévin, le sue intenzioni per il futuro, le sue osservazioni acutissime sulla gerarchia del lavoro. Eppure sono pagine che vibrano di bellezza perché raccontano di uno stupore, non potrei definirlo in altro modo. 
Lévin vive intensamente la propria vita in campagna, sorveglia accuratamente il lavoro, spesso si unisce agli stessi contadini nel lavoro della terra. Ama visceralmente la terra perché vi ravvede il senso vero della vita, sogna una moglie e dei figli, un progetto che possa realizzare una visione. Anche il suo amore per Kitty ha qualcosa di personale, isola in se stesso questo sentimento sentendone come una sacralità. 

Fra le pagine più intense che lo riguardano quelle in cui, da solo, trascorre le notti all'aperto in piena estate e si abbandona alle sue riflessioni sulla vita e sulla bellezza della natura. 
La complessità e profondità di Lévin si colgono anche dopo, quando sposa Kitty e comincia una vita con lei. Si rende conto di aver realizzato il suo desiderio, ma si sente incompleto, anche lo stesso amore verso il proprio bambino non sorge subito. 
Il suo interrogarsi non si ferma, il pensiero non ha requie, i due dilemmi diventano la morte e la fede. Lui, che non ne possiede, deve comprendere come accoglierla in sé
Tolstoj non poteva impedirsi di fare incontrare Anna e Lévin, sono i due grandi protagonisti del romanzo. Lo fa quando Anna è già in crisi, quando è sulla bocca di tutti. Lévin è un uomo sposato e non sa se è buona norma incontrare la Karenina, ma cede a una cortesia verso il suo amico Stepan. Lévin, che è uomo profondo e intelligente, coglie non solo la bellezza esteriore di Anna, ma la sua profondità. 
Kitty invece resta in superficie, non la incontrerà mai da quando scoppia lo scandalo, continuerà a ritenerla "strana, diabolica e deliziosa"
Curioso come il suicidio di Anna Karenina non chiuda il romanzo, ma lasci una buona fetta all'epilogo proprio di Lévin e al suo approdo alle certezze che rappresentano la conquista del senso della vita. 

Mi fermo qui, mi piacerebbe conoscerne un vostro pensiero se lo avete letto e se siete d'accordo con le mie impressioni. 
Per il resto, come credete debba continuare nella lettura di classici russi? Qual è il romanzo irrinunciabile? 

12 commenti:

  1. Non ho letto Anna Karenina e non ricordo di aver visto mai un film tratto dal romanzo, anche se ricordo vagamente lo sceneggiato televisivo del 1974 (sono andata a controllare su Google) con Lea Massari. L’unico romanzo russo che ho letto è Delitto e castigo, gli autori russi mi mancano quasi del tutto quindi, mi piacerebbe colmare questo gap prima o poi e leggere questo romanzo e poi Guerra e Pace.
    Forse, in attesa di Guerra e Pace in estate, potresti leggere Delitto e castigo, mi piacerebbe leggerne la recensione perché io non l’ho capito fino in fondo…

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    1. Giulia, Delitto e castigo letto qualche anno fa, trovi qui la recensione: https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.com/2021/11/delitto-e-castigo-fedor-dostoevskij.html?m=1
      Non sapevo che ci fosse stata un'ulteriore produzione e per giunta italiana! Andrò a curiosare. :) La Karenina te la consiglio con entusiasmo.

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    2. Sono andata a leggere, avevo perfino commentato in modo sensato, bene sono ufficialmente fusa…accidenti quante recensioni hai scritto, bravissima Luz

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    3. Sono alla 128esima da quando ho aperto il blog, adoro fare queste analisi. Mentre scrivo, mi vengono in mente decine di dettagli ma molti non li riporto per non dilungarmi e appesantire la lettura. È materiale oltretutto molto utile per la mia professione. Grazie!

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  2. È uno di quei classici che mi fa "paura" anche solo per le dimensioni. Non so se troverò mai il coraggio di cimentarmici...

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  3. Ho letto sia Anna Karenina che Guerra e Pace. Ricordo che il primo lo lessi nel periodo covid. Non ho molto da aggiungere a quanto - come al solito magistralmente - hai già scritto tu. Mi pare che, fondamentalmente, Tolstoj metta a confronto due idee di vita. Anna, che segue il cuore, rompe le regole e paga un prezzo altissimo per fare tutto ciò; Levine, che cerca un senso nel dovere, nella famiglia e nella terra, e che alla fine trova una sorta di felicità, se vogliamo imperfetta, ma solida.
    Mi è piaciuto anche perche Tolstoj alla fine non fa la morale, non giudica, non dice chi ha ragione e chi torto, si limita a evidenziare quanto è difficile essere felici e quanto le scelte sull'amore possono influenzare il corso della vita.
    Tra le altre cose, questo romanzo è anche un bellissimo e magistrale affresco della società russa dell'epoca.

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    1. Esatto, l'autore non sta esprimendo giudizi, anzi mostra una grande capacità di rappresentazione del dolore e non solo di quello femminile. Un romanzo di denuncia del proprio tempo, con temi che toccano la morale di ogni epoca eppure non vuole insegnarci che non si agisce in un certo modo, tutt'altro. Anna ha le sue ragioni per scegliere Vronskj, non possiamo dire si rovina dietro a un altro. Se Anna fosse rimasta con suo marito, si sarebbe sentita incompleta e infelice, avrebbe agito con la stessa ipocrisia che muove Dolly per tenersi stretta la propria famiglia.

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  4. Oh, Anna Karenina, uno dei miei classici preferiti e anche il più riletto: l'ho fatto per tre volte, la prima da giovanissima liceale e già allora mi era piaciuto, ma non ne avevo afferrato tutte le profondità tematiche; una seconda volta lo lessi durante l'università e ricordo che m'innamorai pazzamente di Levin, mentre di Anna mi ero fatta un'opinione negativa. Da ultimo, ho riletto il romanzo una decina di anni fa, appena trasferitami a Roma e lì è scattata la passione vera verso la storia, i suoi personaggi, il suo monumentale autore. Ricordo che non riuscivo a staccarmi dall'intera vicenda e non perché fosse particolarmente
    avvincente (in alcuni passaggi, hai ragione, potrebbe essere facile arenarsi), ma proprio perché trovavo meraviglioso il mondo di contraddizioni, le vite che si muovevano dentro la realtà e le convenzioni di quell'epoca. Tutto per me era perfetto. Sempre più innamorata di Levin, ma stavolta più comprensiva nei confronti di questa donna, Anna, irrimediabilmente perduta dietro a un amore che non meritava: quel Vronskij, un essere viscido e insopportabile. Senti, non mi fare parlare ancora del capolavoro di Tolstoj se non sono capace di andare a recuperare per la quarta volta il libro! :)
    I classici, per me, vincono su tutto, sai come la penso. E, per anni, prima di conoscere il mio amato Proust, ho nutrito la passione per gli autori russi: Delitto e castigo è stato un altro mio amore (voglio rileggerlo), ma ci sono autori forse meno battuti che meritano tantissimo: per esempio Ivan Goncarov. Ho letto Oblomov e Una storia comune. Bellissimi. Recuperali.

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    1. Che meraviglia, tre volte! Il bello del rileggere sta proprio in ciò che hai provato tu. Un romanzo viene assimilato in modo diverso a seconda di età ed esperienza di chi lo legge. Cosa che attualmente, fra i giovani si sta perdendo. Sì, la tua terza lettura ti ha fatto cogliere la verità in Anna, la sua scelta di non piegarsi alle logiche sociali di accettazione del sistema. Lo fa Dolly, come scrivevo più su, che benché sappia che Stepan continui a tradirla, preferisce tenersi la propria vita infelice. Riguardo a Vronskj "viscido e insopportabile", ma sai che anch'io avevo questa idea del personaggio? In realtà è il classico seduttore sì, ma anche profondamente innamorato di Anna, con lei ha una bambina e desidera altri figli, cerca di convincere lei a ottenere il divorzio dal marito perché vuole una vita insieme, fa sul serio. Rinuncia alla propria carriera, non la tradisce mai e anche quando Anna comincia il suo squilibrio psichico accusandolo di avere altre donne o di non amarla più, la verità è ben altra. Lui è in attesa di poter cominciare con lei una vita che la riporti nella società. Incredibile come pensassi l'esatto opposto io stessa, affidandomi ai limitatissimi film! Alla sua morte, oltretutto, Vronskj parte per il fronte, è un uomo distrutto.
      Piuttosto Karenin, per quanto mostri comprensione e conceda il perdono, toglierà il figlio ad Anna, e ciò la getterà nella depressione e nel pentimento. Anna insomma ha l'amore di Vronskj ma sente tutto il prezzo della vita che ha scelto e fa ricadere su di lui ogni responsabilità.

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  5. Letto nel 2017 pensavo di avere una recensione nel blog invece non la trovo. E' un libro immenso, ci sono pagine di rara bellezza come quella della pista di pattinaggio, l'amore di Kitty e Lévin su cui giustamente anche tu ti sei soffermata eppure non mi ha lasciato tantissimo, a differenza di altri classici che ho preferito, come Le affinità elettive. Sandra

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    1. La scena del pattinaggio sul ghiaccio, un capolavoro. Un dipinto sotto forma di narrazione. E Lévin in quella scena è il protagonista assoluto con le sue prodezze che ammaliano Kitty. Fra tutti i personaggi, trovo proprio Kitty la meno interessante, fatte salve le pagine dell'accudimento del fratello di Lévin morente.

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