Le mie grandi pene in questo mondo sono state le pene di Heathcliff, e io le ho conosciute e le ho sentite tutte una a una dal principio; la sola ragione di vivere per me è lui. Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e, se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l’universo si cambierebbe per me in un’immensa cosa estranea.
Così una delle citazioni tratte dal celeberrimo romanzo di Emily Brontë, pubblicato nel 1847 e ancora oggi, quasi centottanta anni dopo, ristampato e letto.
Cime tempestose continua a essere un unicum in tutto il panorama letterario degli ultimi secoli e per diverse ragioni. Per le sue origini, legate a una scrittrice che scrisse solo questo romanzo immersa in un mondo separato da tutto, per il tema trattato, per la sua fortuna.
Fu una mia lettura dei primi anni Novanta, a poco più di vent'anni, al tempo della famosa collezione di classici a 3000 lire acquistabile in edicola.
Come per i milioni di lettori in tutto il mondo fu ovviamente fulminante, ma non mi lasciò lo stesso struggimento di Jane Eyre, scritto dalla altrettanto celebre sorella Charlotte Brontë. Certo è che le tre sorelle Brontë - Charlotte, Emily e Anne - rappresentano quanto di più impossibile da classificare nella letteratura inglese e mondiale. Le prime due in particolare hanno lasciato un'eredità di altissimo pregio, con il dono dell'originalità, della indecifrabilità.
Dopo più di trent'anni rileggerò Cime tempestose, ho voglia di ripercorrerne le pagine dopo averne visto l'ultimo film. Non ho più la mia copia vecchissima, ho preso l'edizione Garzanti.
Veniamo al discusso film della regista Emerald Fennell.
Val la pena ricordare che trattasi di un premio Oscar alla Migliore sceneggiatura originale, vinto nel 2020 per il film Una donna promettente, ma la Fennell è ancora molto altro. Qualcuno la ricorderà nel ruolo di Camilla Parker-Bowles nella serie The Crown, eppure la sua carriera da attrice ha una parte molto marginale. Il suo vero talento è la scrittura, come ha comprovato poi la Academy.
Fennell ha scritto le tre sceneggiature dei film che ha pure diretto e prodotto, è eclettica, libera, e ha fatto incetta di candidature agli Oscar, ai Golden Globe, agli Emmy - dettaglio che è pure esso stesso un riconoscimento - e premi nei più importanti contest del globo.
Mi riprometto di recuperare i suoi precedenti film, in particolare Saltburn, nei quali immagino riconoscerò lo stile ravvisato nel suo Wuthering Heights.
Il film ha generato in queste settimane un certo dibattito, come tutte le produzioni divisive e lontane da un canone classico. È un dibattito anche abbastanza immotivato quando si tratta di chi neppure lo ha visto e si limita a ignorarne la visione per partito preso.
Il leit motiv è: ho visto il trailer, inorridisco già; mi rifiuto di guardare questa profanazione. Poi probabilmente faranno come verso Sanremo, nessuno lo guarda e tutti sanno tutto.
[…] lui non saprà mai quanto io lo ami: e questo non perché è bello Nelly, ma perché lui è più me di me stessa. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono simili; e l’anima di Linton è differente come un raggio di luna dal lampo, o il gelo dal fuoco.
Celebrazione o profanazione?
Premessa. Io il film l'ho visto e mi è piaciuto molto. Non urlerei al capolavoro, ma è una produzione che mi ha emozionato e convinto, un po' come il Frankenstein di Guillermo del Toro, nel quale, guarda caso, l'Heathcliff di Fennell era il mostro senza nome.
È sempre più evidente che oggi trasporre un grande classico significa "rivisitarlo", prenderne il nucleo e farne un'opera estetica, un tentativo di costruire un gusto sempre più orientato verso la reinvenzione. Ciò significa, necessariamente, attingere ad altri linguaggi ed iconografie, spesso un "rifare" dove l'invenzione sta nella contaminazione di passato e presente, cultura classica e mainstream, tradizione e avanguardia. Dobbiamo smettere di illuderci di trovare in questi film esattamente quello che ci aspettiamo, l'orientamento è stupire, incantare, provocare una reazione - positiva o negativa che sia.
Sì, perché, come sa bene Emerald Fennell, anche chi ne sta parlando malissimo fa il bene di questo progetto. È il vecchio adagio del "purché se ne parli".
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Cime tempestose è dunque un bello spettacolo. Lo è a partire dalle citazioni, dalla capacità di Fennell di guardare al passato e reinserirne l'iconografia dentro un classico ambientato nella brughiera dello Yorkshire.
I costumi, disegnati dal premio Oscar Jacqueline Durran, sono un riproduzione fedele di tante opere d'arte e abiti di alta moda anni '50 e opere d'arte anch'essi. I puristi che storcono il naso urlando ancora allo scandalo perché non in linea con l'epoca non riescono a coglierne la semantica, i significati.
Non sono scelte da considerare a compartimenti stagni, ma facenti parte di un unico "racconto" letterario e iconografico. E come sempre il costume racconta molto della storia stessa.
Qui sopra vedete ad esempio una sala di Thrushcross Grange, la ricca tenuta di Edgar Linton sposo di Catherine. Il pavimento rosso sangue è tutt'uno con la gonna di Catherine. La passione distruttiva di lei contamina lo spazio bidimensionale del suo matrimonio apparentemente perfetto.
Gli spazi della vita matrimoniale, e gli abiti e la postura di Catherine, sono perfetti, simmetrici, con un luogo costruito appositamente per lei, la sua camera da letto, che ha per pareti idealmente la stessa pelle della protagonista, con tanto di nei, vene, tonalità. Nella sala da pranzo c'è una riproduzione fedele della casa stessa, con tanto di miniaturizzazione dei suoi abitanti.
A qualche miglio di distanza, Wuthering Heights è l'opposto: tragicamente lugubre, asimmetrica, costruita attorno alle rocce che si infilano negli spazi umani. La luce è fredda, le cose sono toccate dal tempo, coperte da una patina di grasso, sporche. In quegli spazi Catherine e Heathcliff bambini si conoscono, si riconoscono anzi, esplorano, condividono rituali e costruiscono un legame potente più della morte e del tempo.
La casa e il suo esterno sono spesso percepite senza soluzione di continuità, la sua natura selvaggia sta anche in questo. Il vento che frusta la brughiera e le piogge scroscianti non sono al di fuori, ma si integrano nella casa degli Earnshaw, penetrano nei suoi anfratti sporcando la materia di carne o pietra.
"Cime tempestose" è dunque un tutt'uno con l'aspra terra su cui è stata costruita, scenografia perfetta anche qui.
[…] che cosa nella mia mente non è associato a lei? e che cosa non me la ricorda? Non posso guardare questo pavimento senza vedere i suoi lineamenti raffigurati nelle pietre! In ogni nube, in ogni albero, riempiendo l’aria la notte, e balenando in ogni oggetto il giorno, io sono circondato dalla sua immagine!
Fennell quindi ha scelto per tutto il film di rappresentare cose, persone, spazi nella loro forma più estremizzata, in un amalgama in cui il significato è racchiuso non solo nelle parole ma nelle cose. Con una colonna portante che è l'amore profondo, l'appartenenza totale dei due protagonisti.
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Il merito sta tutto nell'aver compreso, a mio avviso, il senso ultimo del racconto di Brontë e rivelato la sua essenza più autentica. Cime tempestose, ci dice la regista, è questa cosa qui, ve ne offro una rappresentazione senza patina né romanticismo, anzi tocco alcune corde profondamente umane, come l'assenza, l'identificazione nell'altro, lo struggimento delle carni che si toccano, le contraddizioni dell'appartenenza. Catherine e Heathcliff si vogliono, desiderio e volontà coincidono, si promettono da bambini, si riconoscono e poi si distruggono reciprocamente.
Per concludere questo post in cui ho tentato di mettere insieme la mia idea di questo film, ne cito tre degli aspetti che mi sono piaciuti in particolare.
La scelta di Owen Cooper nel ruolo di Heathcliff ragazzino. Eh sì, proprio il giovane attore prodigio della miniserie Adolescence. Anche qui sprigiona tutta la sua verve drammatica.
L'idea del passaggio del tempo con focus prima sulle ferite del giovane Heathcliff e poi sulle cicatrici di Heathcliff uomo. E poi quel tenerissimo gesto di Heathcliff che protegge il volto di Catherine dalla pioggia, nato per caso durante le prove come atto spontaneo dello stesso Elordi.
Tre aspetti dei tantissimi che potrei citare, ma meglio che mi fermi qui.
Vi lascio al trailer ufficiale.
Hai detto che ti ho uccisa io… perseguitami, dunque! Credo che gli uccisi perseguitino i loro uccisori. So di spiriti che hanno vagato sulla terra! Rimani con me sempre, prendi qualsiasi forma, fammi diventar pazzo! Soltanto non lasciarmi in questo abisso, dove non posso trovarti!
Conoscete il romanzo, lo avete letto? Avete visto o vedrete il film?
Cosa pensate delle trasposizioni non del tutto fedeli?



Ammetto con non poca vergogna di non aver mai letto il romanzo (e non so se andrò a vedere il film).
RispondiEliminaRiguardo le "reinterpretazioni" di un libro tutto dipende dal regista. Parlando di un libro di puro intrattenimento come "L'ultima legione" il regista ha voluto modificarlo rispetto al testo scritto e ha fatto un film inguardabile pur avendo a disposizione un ottimo cast di attori.
"L'amico ritrovato" è un libro più intenso, il regista Jerry Schatzberg si è assunto il rischio di "espandere" la trama basandosi sull'essenzialità del testo scritto e ha realizzato un film capolavoro.
Il regista è l'artefice, se fa le scelte giuste anche la "trasposizione infedele" rende ugualmente giustizia al romanzo.
Ariano, non mi stupisce, perché Cime tempestose ha spesso un pubblico di lettori prettamente femminile, a torto ritenuto qualcosa di molto vicino a un romanzo "rosa", quello che oggi si usa chiamare "romance". È un po' il destino dei romanzi di provenienza Brontë e Austin. Eppure piacerebbe perché è un romanzo sull'amore ossessivo, sull'appartenenza viscerale, sull'angoscia del mancato possesso. Il film ne è un rilettura a tratti molto libera. Tra i film che citi mi interesserebbe recuperare "L'amico ritrovato", di cui ho letto più volte il piccolo romanzo, essendo un testo molto diffuso a scuola. Concordo sulla tua visione del regista. È un po' il deus ex machina di ogni creazione, sia essa teatrale o cinematografica.
EliminaLibro amatissimo, letto due volte in due traduzioni differenti, non vedrò il film almeno per ora, vado poco al cinema, purtroppo ma con due abbonamenti a teatro diventa complicato, magari più avanti quando arriverà su qualche piattaforma. Le trasposizioni non del tutto fedeli devono essere molto, molto ben fatte, non è raro che capiti, anche per motivi di dover condensare come per La casa degli spiriti, 3 personaggi in uno ma uscì molto bene comunque. Sandra
RispondiEliminaBeh, meglio un abbonamento a teatro, fai benissimo. :) Ricordo con piacere anch'io la trasposizione del capolavoro di Isabel Allende. Un film perfettamente rispondente al senso e alle atmosfere del romanzo. Oggi è difficile che si vedano film di quel calibro.
EliminaLa scrittrice di un solo libro. Penso ai tanti scrittori contemporanei che sfornano, invece, un libro all'anno. L'ho letto tanti anni fa. Devo dirti, però, che non serbo un buon ricordo. Le storie gotiche non mi appassionano molto. Anche se quell'atmosfera cupa che aleggia nella narrazione e quei personaggi, spesso violenti e brutali, non ti lasciano del tutto indifferente. Ciao Luz
RispondiEliminaSì, il gotico è un elemento cardine del romanzo. Ancora oggi la critica fa fatica a spiegarsi il genio di Emily Brontë, più libera e disinvolta della sorella maggiore Charlotte (sempre "posata" eppure molto efficace nelle sue narrazioni, io la preferisco), autrice appunto di un solo incredibile romanzo, oltretutto con una materia del tutto sconosciuta alla scrittrice, che non visse alcuna passione amorosa. È come se avesse sublimato il suo stesso inconscio. Operazione immensa.
EliminaAnch'io non ho mai preferito questo romanzo, trovo che Jane Eyre, per citare il mio romanzo preferito, sia di gran lunga superiore.
Lessi CT eoni fa, da giovanissima. Ricordo che non lo finii, perché lo trovavo farraginoso, ma adesso la tua recensione mi hai incuriosito, credo che lo cercherò. Per quanto riguarda la trasposizione filmica di opere letterarie, a volte capolavori, ce ne sono state veramente di ogni livello: dal Gattopardo, capolavoro a sua volta, a Pinocchio, dai Vangeli alle ultime serie, tratte da romanzi contemporanei. Impossibile generalizzare. Forse, vale anche in questo ambito quello che si dice delle traduzioni: bella e infedele o brutta e fedele… 😉
RispondiEliminaPure io eoni fa, direi almeno una trentina. :) Mi è capitato di rileggere a distanza di anni alcune cose, mi sono apparse del tutto diverse, cogli con l'età matura dettagli diversi, più profondi. Ecco, lo rileggerò, aspettando di trovarvi qualcosa, ma anche qualcosa di molto differente da questo film, che di fatto è una celebrazione più che una trasposizione.
EliminaLessi e rilesse più volte Cime Tempestose, che considero uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi. Non lo definirei un romanzo d'amore tout court, perché i due protagonisti sono così fusi l'uno nell'altra da costituire un solo essere, e poi ci sono vendette e distruzioni davvero terribili, che si perpetrano generazione dopo generazione. Le "infedeltà" al romanzo in generale non mi dispiacciono, anche le ambientazioni collocate in un tempo storico differente (anche a teatro, alla Scala), ma devono essere molto coerenti e non puntare sull'effetto wow o buffonesco. Magari vedrò il film, come ho visto gli altri, visivamente sembra molto bello.
RispondiEliminaMi fai venire in mente, Cristina, proprio quelle trasposizioni alla Scala, quelle forzature senza capo né coda per giunta di cattivo gusto. Oggi un regista arriva vestire i convitati alla festa di Violetta Valery addirittura col cimiero dei nativi americani. Perché questi estremismi? Ecco, quando appaiono del tutto ingiustificati, pura provocazione, tendono a infastidirmi molto. :(
EliminaIo amo Cime Tempestose. Lo lessi da ragazza e l' ho riletto abbastanza di recente, con gusto e una nuova prospettiva, ovviamente migliore perché più matura della precedente.
RispondiEliminaVolevo fortemente vedere il film incuriosita proprio dalle polemiche e da fattori più diciamo frivoli: mi piace la regista (l' ho conosciuta in Crown come attrice e l'ho ritrovata in Saltburn come regista.) e trovo bellissimo Jacob Elordi (che potrebbe tranquillamente essere mio figlio 🤭).
Mi è piaciuto anche Saltburn, moltissimo, dunque davvero avevo intenzione di vedere questo film. Da dove non lo so, visto che qui, in Germania, è impensabile andare al cinema! Lo recupererò, pazienza!
Secondo me, Cime Tempestose è un film da vedere senza farsi condizionare dalla storia e dai significati del romanzo della Bronte. Solo così, secondo me si può apprezzarlo nell'estetica e nello stile della rivisitazione.
Alla nostra età, Mari', verso questi attori giovani c'è proprio un intenerimento. Le mie alunne e allieve di teatro, com'è ovvio, smaniano sospirando, io per tutto il film mi sono detta "poro stellino, poro paciocco", ma proprio così, io e una mia amica che oltretutto ha sui 58 anni, insomma siamo lì. :D
EliminaIo ancora devo recuperare Saltburn, mi incuriosisce molto.
Non ho letto il romanzo, ma non escludo di vedere il film. Diversi anni vidi una fiction Rai tratta dal romanzo con Alessio Boni e Anita Caprioli, mi piacque molto, credo fosse abbastanza fedele al romanzo, ma non avendolo letto non posso affermarlo con certezza.Un film tratto da un libro può anche non essere del tutto fedele, dipende molto dal risultato finale.
RispondiEliminaHo visto Saltburn, un film molto particolare.
Mi ricordo quella versione italiana, bene recitata e con atmosfere molto diverse però dalla reale brughiera inglese. Mi ricordo che pensai "troppa neve", ma anche in quel caso si poteva parlare di adattamento, fermo restando che fu una delle versioni più fedeli al romanzo.
EliminaNon ho mai letto il romanzo. Avevo già letto qualche tuo commento in proposito e mi era venuta l'idea di vederlo e questo post mi ha definitivamente convinta. Di norma non guardo né leggo storie struggenti d'amore, pur non potendo che dichiararmi una romantica. Le frasi che hai evidenziato e la storia di queste tre sorelle così prolifiche è davvero interessane. Ma il punto secondo me che hai colto è la sensualità di questo film, quasi urlata, e la fotografia, splendida, compresa la perfette simmetria degli spazi che già si intravede in quel che hai pubblicato. Se c'è una cosa che forse mi convince meno è la bellezza perfetta della protagonista che mi sembra quasi da IA. Non so se riesco a spiegarmi, ma credo che qualche imperfezione in più avrebbe giovato. Se poi il film mi piacerà o meno, questo è da vedere. Non sono appassionata di critiche di trasposizioni di libri famosi in film. Qualcuna l'ho vista e commentata e devo ammettere che ne sono rimasta sempre abbastanza delusa. Vedremo
RispondiEliminaConcordo, Margot Robbie non è la protagonista perfetta. Ci avrei visto decisamente meglio Saoirse Ronan per dirne una, ma sta di fatto che la Robbie ha pure prodotto il film quindi praticamente si è costruita l'opportunità con le proprie mani. Fra le critiche è emerso pure il fuori luogo di quei capelli biondi di Catherine, mentre nel romanzo viene descritta coi capelli castano scuro, anche in questo molto simile a Heathcliff. In questi giorni sto rileggendo Cime tempestose dopo trent'anni, mi sta rivelando molte più cose e il vero senso di tutto il racconto è forse ben al di là dello stesso passionale amore dei protagonisti.
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